giovedì 9 giugno 2011

Referendum 12- 13 giugno 2011



Sono stata un pochino incasinata nell'ultimo periodo per cui da queste parti mi sono fatta vedere poco.
Oggi però ci tenevo a rimarcare una cosa importante, perchè se anche molti ne parlano, non è mai troppo scontato rimarcare l'importanza del referendum di domenica 12 e lunedì 13 giugno 2011.
Io andrò a votare e voterò 4 Sì, per abrogare 4 leggi che davvero hanno portato in basso la dignità del nostro paese e quella di tutti noi, e cercherò di convincere ad andare a votare anche molti di coloro che sono restii...perchè davvero è assurdo andare a votare solo quando in ballo c'è il consiglio comunale o regionale e poi su cose tanto importanti che ci riguardano tutti quanti, fare orecchi da mercante e dire "Ma cosa vado a fare?" Tanto il quorum non si raggiunge" Ecco a me una risposta del genere fa prudere le mani, mi fa imbestialire, da persona mite e pacata quale mi ritengo, divento una belva!!:-)


Un per dire No alla privatizzazione dell'acqua

Un per dire No ai profitti sull'acqua

Un per dire No al ritorno delle centrali nucleari in Italia

Un per dire No al legittimo impedimento

venerdì 20 maggio 2011

Downshifting al femminile



Ho appena finito di leggere "Avanti Tutta" di Simone Perotti. Un libro bellissimo che consiglio vivamente. Ed è da lì che è cominciata questa mia riflessione.
Nel libro è presente un paragrafo che parla di downshiting per le donne . Una ragazza scrive a Perotti parlando di quanto sia più complesso per una donna praticare il downshifting, in quanto una ragazza ha più necessità di un uomo: vestiti, accessori, parrucchiere e via così.

Da un certo punto di vista l'ho trovata giusta come obiezione. Ho pensato a molte delle ragazze che conosco. Però poi ho pensato a me stessa e mi sono chiesta se vale anche per me questa cosa.
Io, ad esempio, credo di essere una a cui viene facile rinunciare a molte di queste cose perchè forse, riesco a sentirmi femminile anche con poco. Ma non sono sempre stata così.
Qualche anno fa compravo più vestiti e andavo più spesso dal parrucchiere per esempio. Niente di eccessivo ma molto più di adesso. Ora invece mi sono abituata a non aver bisogno di certe cose.
Spesso è solo questione di abitudine, abitudine a non consumare, a non acquistare. Io sono fermamente convinta del fatto che meno compri e meno compreresti. Più si pondera un acquisto meno quell'acquisto sembra necessario. E questo nel mio caso vale a maggior ragione per i vestiti. Finisce che se ci penso su troppo poi non li compro.
A meno che proprio non mi servano davvero. Ad esempio quando mi rendo conto che uno dei mie jeans sta cominciando a lasciarmi. O che le mie scapre da ginnastica si stanno aprendo in due. :-) Compro solo per sostituire quello che mi manca. Provo anche un sottile piacere nel cercare e girovagare in cerca di qualcosa che so che mi accompagnerà per un bel pò di tempo.

E' facile vedermi sempre vestita allo stesso modo: jeans e maglietta in primavera ed estate, jeans e maglione in inverno, giorni normali e week end.
Le uniche occasioni in cui indosso un vestito e i tacchi è in qualche occasione importante, come potrebbe essere un matrimonio. Lì mi piace vestirmi meglio, anche in segno di rispetto per gli altri ospiti e per celebrare il momento speciale.
Certo il mio lavoro di educatrice mi aiuta, perchè se facessi un altro lavoro (anche solo l'impiegata in un ufficio) magari non potrei vestirmi sempre in modo così informale.
Sono molto minimale nel vestire. Forse lo sono anche in modo eccessivo, tanto che a volte molti fanno fatica a comprendermi.Faccio qualche esempio.

Io non ho scarpe di ogni colore (ho due paia di scarpe da ginnastica e due paia di paperine, una sportiva e l'altra più elegante, e due paia di stivali) A me sembrano già fin troppi. Ma a tanti altri sembra che io abbia sempre bisogno di qualcosa. C'è chi ha le paperine per ogni occasione, da abbinare con ogni colore.
Quanto agli accessori, io ne ho davvero pochi . Avrò quattro o cinque paia di orecchini. Collane idem. Io amo i miei pochi accessori e li scelgo con cura ogni volta che esco. Perchè non è che io non ami curare il mio abbigliamento. Anzi, tutt'altro. Ma mi piace vestirmi in modo minimale e semplice. Se compro qualcosa di nuovo deve abbinarsi almeno al 50% delle cose che ho già nell'armadio. Devo essere sicura di indossarlo altrimenti non lo compro, perchè poi conoscedomi rimarrebbe lì in attesa e finirebbe per non essere indossato e questa cosa mi farebbe irritare.
Per le borse idem. Non ne ho tante ma quelle che ho bene o male devono potersi abbinare alle cose che già ho.

Dal parrucchiere ci vado, ma circa due volte l'anno. Ho i capelli abbastanza lunghi, i quali richiedono pochi ritocchi e del mio colore naturale.
Ci ho provato a tingermeli da ragazzina: sono stata bionda, quasi rossa e ad un certo punto anche un pò rosa-arancione. Alla fine i miei capelli hanno chiesto pietà. Quindi adesso li ho del mio colore naturale, che nel tempo ho scoperto piacermi moltissimo. Me li lavo, me li stiro con la piastra a casa e sono contenta così. E ho dei capelli ribelli, io, mica quelli fini e lisci che come li pettini stanno.:-)
Quanto a cerette e robe così, non sono una delle fortunate che possono farne a meno ma invece di ricorrere all'estetista, faccio da me, come per l'autoproduzione. In questo caso, armata di strisce depilatorie e tanta sopportazione al dolore. :-)

Eppure, nonostante questo minimalismo nel look, io mi sento femminile e avere cura di me stessa, mi piace molto. Ad esempio io adoro la matita nera e non esco mai senza. Tuttavia anche per il trucco vale lo stesso discorso: difficilmente eccedo e vado oltre ad un pò di matita e mascara.
Si può dire che cambiare look molto e spesso non è cosa per me. A molti questa cosa suona strana. Mi guardano con sospetto.

Ho avuto modo di parlare con alcune donne intorno ai 50 anni, tra cui mia mamma, che vedono come prerogativa imprescindibile dell'essere femminile il cambiare spesso look, abiti, accessori e via così.
Quindi mi chiedo: davvero la femminilità di ogni donna si può misuare in termini di quanti vestiti si possiedono?
Davvero abbiamo tanti più bisogni di un uomo? O ci hanno voluto convincere nel tempo che per essere femminili servono tutte queste cose?
I ragazzini per esempio. Solo dieci anni fa non sentivano il bisogno di farsi le sopracciglia o farsi la lampada. Eppure adesso sì. Li hanno convinti che per essere "fighi" anche queste cose aiutano. Non vorrei che tra qualche anno non potessero farne più a meno.

Io mi sento femminile anche con poche cose, purchè siano ben abbinate e ben portate. Non sono una che si butta addosso la prima cosa che ha nell'armadio, ci tengo ad essere presentabile. :-)
Però ho poche cose nell'armadio e mi sento benissimo così: questa sono io.
Il tutto, secondo me, sta nel capire che tipo di persone siamo e vedere cosa ci rende felici e cosa ci fa stare bene. Se avere un vestito in più nell'armadio ci fa stare bene e ci fa sentire a posto con noi stesse allora forse è giusto che lo compriamo. Ma se quel vestito alla fine rimane a marcire per anni senza metterlo neanche mezza volta allora forse è giusto non comprarlo.
Per essere femminili più di ogni altra cosa è necessario stare bene con se stesse, tutto il resto per me è un'altra storia, che ha a che fare con l'indurci a consumare a più non posso.

mercoledì 4 maggio 2011

Panificare in casa senza macchina del pane: il No Knead Bread

no knead bread pane senza impasto

Nonostante sia ormai parecchio tempo che faccio il pane in casa il No knead bread non lo avevo ancora provato.
Ero talmente abituata a panificare in casa con la macchina del pane utilizzando il poolish, che alla fine non mi sono mai soffermata veramente sulla ricetta, pur avendone sentito parlare spesso.
A volte capitano però periodi in cui si ha più tempo e voglia di sperimentare. Allora mi sono messa all 'opera per provare a realizzare questo pane senza impasto creato da Jim Lahey, panettiere newyorkese.

E il risultato mi ha convinto in pieno, tanto che un altra pagnotta sta lievitando sul piano lavoro della mia cucina e a breve finirà in forno.
Soprattutto, mi ha convinto, perchè pur utilizzando una lievitazione diretta, la quantità di lievito di birra da utilizzare è esigua, dati i lunghi tempi di lievitazione. Il prodotto finale quindi è un pane digeribile, leggero e ben alveolato al suo interno.

La ricetta originale è questa. Ma in rete ce ne sono tantissime altre, tutte ben spiegate e con moltissime foto. Io di seguito metterò la variante che ho provato con la farina integrale.

Occorrente


400 gr farina integrale
100 gr farina tipo 0
10 gr sale marino integrale
1 gr lievito di birra secco (un cucchiano da caffè scarso)
350 ml acqua leggermente tiepida
semola di grano duro per spolverare
una pentola adatta alla cottura in forno

Ho versato la farina in una ciotola. L'ho setacciata un pò, prima, per far si che areandosi, assorbisse meglio l'acqua. Ho unito il lievito e il sale. Ho mescolato.
Ho unito l'acqua a poco a poco e impastato velocemente con un cucchiaio per circa 1 o 2 minuti.

no knead bread pane senza impasto

Ho coperto la ciotola con della pellicola e ho lasciato l'impasto a lievitare per 20 ore circa.

Ho infarinato il piano di lavoro, vi ho riversato l'impasto e l'ho spolverato con un pò di farina tipo 0 e semola di grano duro. Ho praticato le pieghe (che mi hanno sempre messo in crisi, ma che con questo impasto mi riescono senza troppa difficoltà) portando i 4 angoli verso il centro dell'impasto e ho messo l'impasto con le pieghe verso il basso in uno strofinaccio ben infarinato. Ho chiuso lo strofinaccio.

Ho lasciato lievitare altre 2 ore.

Ho scaldato il mio forno a gas a 230° e ci ho messo dentro l'unica pentola che ho che può andare bene in forno. Una comunissima pentola in acciaio.
Ho preso l'impasto e l'ho fatto scivolare nella pentola con la parte delle pieghe verso l'alto. Ho coperto la pentola con della carta di alluminio (non ho un coperchio che possa andare bene) e infornato per 30-35 minuti. Dopo questo tempo ho tolto l'alluminio e ho lasciato cuocere il pane ancora 20 minuti.

Il No knead bread è ottimo per tutti coloro che vogliono avvicinarsi alla panificazione casalinga e non possiedono una macchina del pane. Non servono conoscenze specifiche, aggeggi strani o altro, solo tanta buona volontà. Tutto il procedimento è davvero semplice e con pochissimi accorgimenti viene fuori un pane ottimo, che può ricordare un pò la ciabatta. La cottura nella pentola, inoltre, oltre a consentire una cottura uniforme, favorisce il mantenimento della forma, che può così svilupparsi in altezza.
Devo riconoscere che questo approccio minimalista applicato alla panificazione mi ha davvero convinto. I puristi troveranno anche da ridire ma bisogna ammettere che considerando l'impegno che richiede, il risultato è sorprendente.

giovedì 21 aprile 2011

Un pò di trekking tra mare e montagna

Adoro le prime passeggiate senza ciaspole, quando il sole comincia a scaldare e le giornate si fanno più lunghe e luminose.
E in questo periodo ogni occasione è buona per preparare zaino e panini, alzarsi presto la mattina e andare a fare qualche escursione, non importa se al mare o in montagna. Il mare è piacevolissimo in questa stagione, perchè le folle estive sono ancora lontane e la montagna dal canto suo, comincia a fiorire e rinascere. Quest'anno, inoltre, con il caldo inusuale, la neve si è sciolta in fretta.

Vi lascio qualche immagine delle nostre recenti passeggiate.

Una bella passeggiata da Menton a Cap Martin (appena dopo il confine italiano), in Costa Azzurra, lungo un sentiero molto carino che costeggia il mare. Ci siamo fermati a pranzare in una spiaggia dove non mancava qualcuno che già faceva il bagno e che ho invidiato per temerarietà e resistenza al freddo ( erano i primi giorni di Aprile!!). Volendo se si vuole, il sentiero prosegue fino a Montecarlo.

costa azzurra

cap martin

sentier du litoral

costa azzurra

...e un pò di trekking nel Parco Naturale dell'Orsiera-Rocciavrè (To), da una splendida borgata della Val Sangone fino a Pian dell'Orso (1870 m), dove ancora c'era neve. Il sentiero è piuttosto semplice e molto panoramico, essendo quasi tutto in cresta.










In questi giorni non sto più nella pelle, ho davvero troppa voglia di camminare e stare in mezzo alla natura...cercherò di rimediare in queste vacanze pasquali che mi vedono a casa dal lavoro, visto che le scuole sono chiuse. Ne voglio proprio approfittare per fare il pieno di natura ed escursioni!:-)
Buona Pasqua a tutti!:-)

martedì 5 aprile 2011

Preparazione dell'orto e alcune considerazioni



Mi piace tantissimo il momento in cui si devono mettere le mani nella terra e preparare l'orto per le colture estive. E anche quest'anno, finalmente, quel momento è arrivato! Due settimane fa, abbiamo già preparato i vasetti con i semini che via via diventeranno le piantine che andremo poi a trapiantare;ora dopo aver vangato e aggiunto alla terra un pò di stallatico non resta che aspettare. :-)



Lo scorso anno l'orto ci ha riempito di soddisfazioni: insalata, pomodori, costine da taglio, rucola, zucchine, melanzane e perfino meloni sono cresciuti benissimo...senza cure particolari e senza utilizzare alcun pesticida...per rispondere a quelli che quando ti vedono fare l'orto ridacchiano sotto i baffi, perchè convinti che "se alla roba non dai niente mica cresce!!". E invece viene comunque, guarda un pò. :-)
Certo, magari la nostra insalata ha qualche foglia mangiucchiata da qualche lumacona di passaggio, ma penso che questo non giustifichi il riempirla con il veleno per le lumache. E se proprio le lumache arrivano a centinaia, piuttosto propendiamo per qualche altro rimedio naturale.

E' difficile, anche vivendo in un paese di campagna come il nostro, dove si pensa che la gente abbia maggiore consapevolezza, fare qualcosa di diverso da come si è sempre fatto. E qui fare l'orto, per molti orticoltori (non per tutti per fortuna) la cosa più importante è che le verdure vengano su in fretta, grandi e belle. Neanche dovessero finire sul banco ortofrutticolo di qualche ipermercato. Ma ormai sembra quasi che ci abbiano fatto il lavaggio del cervello, tanto da perdere di vista le ragioni reali per cui coltivare da sè qualcosa. Ossia mangiare qualcosa di sano, genuino, privo di pesticidi e porcherie.



lunedì 21 marzo 2011

Pane indiano con farina di ceci

pane indiano di ceci di  cucina naturale

Ieri ho voluto provare a preparare questo Pane indiano con farina di ceci.
Farlo è super facile ed è perfetto se siete rimasti senza pane e avete poco tempo a disposizione, perchè questo pane non ha bisogno di lievitazione. Il risultato mi ha convinto in pieno e penso che presto lo rifarò! Anche perchè rimane piuttosto morbido (tipo una piadina) e lo si può anche farcire. E' una variante del Roti, il tipico pane indiano.

Ho scovato questa ricetta su un numero di Cucina Naturale di Ottobre 2010...rivista a cui mi sono abbonata di recente perchè ricchissima di ricette bellissime vegetariane e non, con ingredienti naturali e particolari.

Ma torniamo a noi. Ecco la ricetta originale.

Occorrente:

- 300 gr di farina di ceci
- 200 gr farina (io ho usato la farina integrale)
- 250 ml acqua
- 1 cipolla rossa
- 1 cucchiaio di prezzemolo tritato
- 1 cucchiaio di zenzero fresco tritato fine
- 1 cucchiaino di semi di cumino
- 1/2 cucchiaino di peeproncino tritato
- 1/2 cucchiaino di coriandolo in polvere
- olio extra vergine d'oliva
- sale


Io l'ho modificata un pò: ho dimezzato le dosi e non ho messo la cipolla, per aver un pane più leggero; ho utilizzato, inoltre, farina integrale al posto di quella bianca e ho dovuto omettere lo zenzero perchè in casa non ne avevo. Io vi lascio cmq il procedimento originale così potete decidere voi come prepararlo!:-)

Procedimento:

Miscelare la farina di ceci con la farina bianca, tenendone da parte 3-4 cucchiai.
Aggiungere il prezzemolo, lo zenzero, il cumino, il peperoncino il coriandolo e un pò di sale.
Unire la cipolla tritata alle farine.
Aggiungere due cucchiai d'olio e 250 ml di acqua alle farine. Impastare. Se l'impasto risulta troppo molle aggiugere un pò della farina tenuta da parte. Formare una palla, avvolgerla nella pellicola trasparente e lasciar riposare 15 minuti.
Dopodichè dividere l'impasto in otto parti (se dimezzate le dosi vanno bene anche quattro) e su un piano di lavoro infarinato stendere le palline cercando di ottenere una forma circolare.
Scaldare una padella e cuocere i pani circa 3 minuti per lato fino a quando saranno dorati.

pane indiano di ceci cucina naturale

A poco a poco vedrete formarsi delle bollicine e i pani si gonfieranno!:-)
Si può poi spennellare il pane con dell'olio extra vergine d'oliva e passarlo ancora un pò in padella prima di servirlo.

E'ottimo mangiato caldo, ma noi lo abbiamo mangiato anche la sera, freddo, ed era buonissimo comunque.

mercoledì 9 marzo 2011

Attività fisica e i Cinque Riti Tibetani



Oggi finalmente un pò di sole e un tempo che comincia ad avere qualcosa a che vedere con la primavera. Erano giorni che aspettavo un clima leggermente più mite per andare a fare una corsetta appena rincasata dal lavoro. Lo ammetto, se il tempo è freddo o piovoso non è che mi senta poi tanto invogliata ad andare a correre.:-) E per andare in bicicletta, cosa che adoro, fa ancora freddino.
Non so voi, ma durante l'inverno io fatico sempre a trovare il momento o l'occasione per fare regolarmente dell'attività fisica.
Durante i week end andiamo spesso a fare passeggiate con le ciaspole, come lo scorso sabato quando siamo andati alla Certosa di Montebenedetto in Val di Susa. O in alternativa, qualche volta, andiamo in piscina a nuotare.
Non sono una fanatica dell'attività fisica, però un pochino e sopratutto in certi periodi, ne sento l'esigenza, anche solo per scaricarmi un pò.

Da un mesetto sto praticando degli esercizi che sono a metà tra lo yoga e dei veri e propri esercizi, che mi piace moltissimo fare. Anche perchè si possono eseguire in casa (basta un tappetino) e si possono svolgere lentamente, curando la respirazione. E perchè no, magari con qualche candela accesa, un incenso e un pò di musica rilassante in sottofondo. Si chiamano i Cinque Riti Tibetani e mi hanno in qualche modo incuriosito.

Non si conosce bene l'origine di questi riti: pare siano sempre stati tramandati oralmente fino a quando un certo Peter Kelder non li ha trascritti nel 1939.
Ci sono diversi libri sull'argomento, nel mio caso li ho scoperti grazie ad un libricino di Chris Kilham. Sono molto ben descritti e commentati, con diverse immagini esplicative su come l'esercizio debba venire eseguito. Vengono definiti "riti" perchè andrebbero eseguiti quotidinamente.



Io per ora li sto provando per sgranchirmi un pò, magari in attesa di iscrivermi a qualche corso di yoga il prossimo inverno!

E voi? Riuscite a conciliare le vostre svariate attività lavorative, familiari, ricreative e via dicendo con un pò di attività fisica nel quotidiano? :-)