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martedì 31 luglio 2012
Scegliere i pannolini lavabili
In queste settimane stiamo ultimando gli ultimi preparativi per essere pronti quando la piccola nascerà. Oramai manca poco...la data presunta è il 16/08.
Che poi coincide con il giorno del mio compleanno, ma non voglio divagare! Anche perchè potrebbe anticipare o posticipare, chi lo sa! :-)
Una delle cose che mi premeva di più tra tutti i preparativi da ultimare, era la scelta e l'acquisto dei pannolini lavabili perchè mi era stato consigliato di lavarli un pò di volte prima del loro uso effettivo, al fine di migliorare la loro capacità di assorbimento.
Sceglierli è stato dura, ammetto che all'inizio non ci capivamo niente: tutti questi nomi come pocket, prefold, fitted mi agitavano un pochino. Poi piano piano leggendo qui e là e parlando con diverse persone, mi si sono chiarite le idee. Ho trovato molto utile questo sito .
Così dopo aver girovagato in vari negozi di prodotti e accessori biologici, aver navigato tantissimo per raccogliere informazioni varie, sentito consigli di amici che li utilizzano, valutato per bene costi, tempi di asciugatura e praticità, alla fine ci siamo decisi. Non starò qui a parlare di marche varie perchè davvero ce ne sono un sacco ma dirò solo che ci siamo orientati su dei prefold soprattutto per i primi tempi quando la bimba sarà piccina e dei pocket/all in one per quando la bimba sarà più grandina.
Penso che li alterneremo. In tutto abbiamo acquistato circa 22 pannolini.
10 pocket e 12 prefold con 3 paia di mutandine taglia piccola per ora.
Ora per quanto sia convintissima dell'utilizzo dei lavabili sono anche pronta ad utilizzare gli usa e getta nei primissimi giorni, o qualora se ne presenti la necessità, giusto per concedermi il tempo di conoscere la bimba, abituarci alle novità e piano piano cominciare ad utilizzarli.
Molti ci scoraggiano dicendo che con il primo bimbo è difficile prendere il ritmo, che avremo sempre poco tempo e che alla fine questa dei lavabili sarà una complicazione in più e via così. Per carità accetto tutti i consigli, le opinioni diverse e quantaltro. Ma siccome siamo cocciuti e profondamente convinti della nostra scelta, vogliamo provare e sperimentare!:-)
Dal punto di vista economico rappresentano un risparmio notevole ma soprattutto il vantaggio innegabile è sotto il profilo ecologico.
Se ne è accorta anche la Provincia di Torino, che da qualche tempo ha anche messo a disposizione dei bimbi nati tra il 2010 e il 2012 uno sconto per l'acquisto di un kit di pannolini lavabili.
Per chi fosse interessato ecco il link:
Promozione dell'uso dei pannolini lavabili
Noi non siamo riusciti a comprarli con l'incentivo perchè non tutti i tipi di pannolini lavabili beneficiano dell'incentivo: solo alcune marche e alcuni tipi. Siccome non eravamo proprio convinti dei modelli che ci hanno proposto, abbiamo acquistato quelli che ci sembravano più adatti alle nostre esigenze, anche se non rientravano nella lista di quelli con l'incentivo.
Qualcuno utilizza i pannolini lavabili? Se sì, quali tipi? Sono curiosissima di sentire i vostri pareri e le vostre opinioni.
venerdì 20 maggio 2011
Downshifting al femminile

Ho appena finito di leggere "Avanti Tutta" di Simone Perotti. Un libro bellissimo che consiglio vivamente. Ed è da lì che è cominciata questa mia riflessione.
Nel libro è presente un paragrafo che parla di downshiting per le donne . Una ragazza scrive a Perotti parlando di quanto sia più complesso per una donna praticare il downshifting, in quanto una ragazza ha più necessità di un uomo: vestiti, accessori, parrucchiere e via così.
Da un certo punto di vista l'ho trovata giusta come obiezione. Ho pensato a molte delle ragazze che conosco. Però poi ho pensato a me stessa e mi sono chiesta se vale anche per me questa cosa.
Io, ad esempio, credo di essere una a cui viene facile rinunciare a molte di queste cose perchè forse, riesco a sentirmi femminile anche con poco. Ma non sono sempre stata così.
Qualche anno fa compravo più vestiti e andavo più spesso dal parrucchiere per esempio. Niente di eccessivo ma molto più di adesso. Ora invece mi sono abituata a non aver bisogno di certe cose.
Spesso è solo questione di abitudine, abitudine a non consumare, a non acquistare. Io sono fermamente convinta del fatto che meno compri e meno compreresti. Più si pondera un acquisto meno quell'acquisto sembra necessario. E questo nel mio caso vale a maggior ragione per i vestiti. Finisce che se ci penso su troppo poi non li compro.
A meno che proprio non mi servano davvero. Ad esempio quando mi rendo conto che uno dei mie jeans sta cominciando a lasciarmi. O che le mie scapre da ginnastica si stanno aprendo in due. :-) Compro solo per sostituire quello che mi manca. Provo anche un sottile piacere nel cercare e girovagare in cerca di qualcosa che so che mi accompagnerà per un bel pò di tempo.
E' facile vedermi sempre vestita allo stesso modo: jeans e maglietta in primavera ed estate, jeans e maglione in inverno, giorni normali e week end.
Le uniche occasioni in cui indosso un vestito e i tacchi è in qualche occasione importante, come potrebbe essere un matrimonio. Lì mi piace vestirmi meglio, anche in segno di rispetto per gli altri ospiti e per celebrare il momento speciale.
Certo il mio lavoro di educatrice mi aiuta, perchè se facessi un altro lavoro (anche solo l'impiegata in un ufficio) magari non potrei vestirmi sempre in modo così informale.
Sono molto minimale nel vestire. Forse lo sono anche in modo eccessivo, tanto che a volte molti fanno fatica a comprendermi.Faccio qualche esempio.
Io non ho scarpe di ogni colore (ho due paia di scarpe da ginnastica e due paia di paperine, una sportiva e l'altra più elegante, e due paia di stivali) A me sembrano già fin troppi. Ma a tanti altri sembra che io abbia sempre bisogno di qualcosa. C'è chi ha le paperine per ogni occasione, da abbinare con ogni colore.
Quanto agli accessori, io ne ho davvero pochi . Avrò quattro o cinque paia di orecchini. Collane idem. Io amo i miei pochi accessori e li scelgo con cura ogni volta che esco. Perchè non è che io non ami curare il mio abbigliamento. Anzi, tutt'altro. Ma mi piace vestirmi in modo minimale e semplice. Se compro qualcosa di nuovo deve abbinarsi almeno al 50% delle cose che ho già nell'armadio. Devo essere sicura di indossarlo altrimenti non lo compro, perchè poi conoscedomi rimarrebbe lì in attesa e finirebbe per non essere indossato e questa cosa mi farebbe irritare.
Per le borse idem. Non ne ho tante ma quelle che ho bene o male devono potersi abbinare alle cose che già ho.
Dal parrucchiere ci vado, ma circa due volte l'anno. Ho i capelli abbastanza lunghi, i quali richiedono pochi ritocchi e del mio colore naturale.
Ci ho provato a tingermeli da ragazzina: sono stata bionda, quasi rossa e ad un certo punto anche un pò rosa-arancione. Alla fine i miei capelli hanno chiesto pietà. Quindi adesso li ho del mio colore naturale, che nel tempo ho scoperto piacermi moltissimo. Me li lavo, me li stiro con la piastra a casa e sono contenta così. E ho dei capelli ribelli, io, mica quelli fini e lisci che come li pettini stanno.:-)
Quanto a cerette e robe così, non sono una delle fortunate che possono farne a meno ma invece di ricorrere all'estetista, faccio da me, come per l'autoproduzione. In questo caso, armata di strisce depilatorie e tanta sopportazione al dolore. :-)
Eppure, nonostante questo minimalismo nel look, io mi sento femminile e avere cura di me stessa, mi piace molto. Ad esempio io adoro la matita nera e non esco mai senza. Tuttavia anche per il trucco vale lo stesso discorso: difficilmente eccedo e vado oltre ad un pò di matita e mascara.
Si può dire che cambiare look molto e spesso non è cosa per me. A molti questa cosa suona strana. Mi guardano con sospetto.
Ho avuto modo di parlare con alcune donne intorno ai 50 anni, tra cui mia mamma, che vedono come prerogativa imprescindibile dell'essere femminile il cambiare spesso look, abiti, accessori e via così.
Quindi mi chiedo: davvero la femminilità di ogni donna si può misuare in termini di quanti vestiti si possiedono?
Davvero abbiamo tanti più bisogni di un uomo? O ci hanno voluto convincere nel tempo che per essere femminili servono tutte queste cose?
I ragazzini per esempio. Solo dieci anni fa non sentivano il bisogno di farsi le sopracciglia o farsi la lampada. Eppure adesso sì. Li hanno convinti che per essere "fighi" anche queste cose aiutano. Non vorrei che tra qualche anno non potessero farne più a meno.
Io mi sento femminile anche con poche cose, purchè siano ben abbinate e ben portate. Non sono una che si butta addosso la prima cosa che ha nell'armadio, ci tengo ad essere presentabile. :-)
Però ho poche cose nell'armadio e mi sento benissimo così: questa sono io.
Il tutto, secondo me, sta nel capire che tipo di persone siamo e vedere cosa ci rende felici e cosa ci fa stare bene. Se avere un vestito in più nell'armadio ci fa stare bene e ci fa sentire a posto con noi stesse allora forse è giusto che lo compriamo. Ma se quel vestito alla fine rimane a marcire per anni senza metterlo neanche mezza volta allora forse è giusto non comprarlo.
Per essere femminili più di ogni altra cosa è necessario stare bene con se stesse, tutto il resto per me è un'altra storia, che ha a che fare con l'indurci a consumare a più non posso.
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lunedì 15 marzo 2010
La Giornata Mondiale della Lentezza

Stamattina ho appreso con il telegiornale di Rainews 24 che oggi sarà la Giornata Mondiale della Lentezza. Inutile dire che questa notizia mi ha aiutato a svegliarmi di ottimo umore ed ho voluto un pò approfondire sul web la questione.
Ho scoperto che questa iniziativa nasce da questa onlus e il tema di quest'anno riguarda il Rallentare per uno sviluppo economico in armonia con l'uomo e con l'ambiente.
Mi sembra un 'ottima iniziativa: ogni tanto fermarsi un attimo non può che renderci più lucidi e aiutarci a vivere un pò meglio.
Gli imperativi della giornata sono andare piano, non farsi prendere dalla fretta, dedicare del tempo a se stessi e naturalmente anche agli altri.
Ma vi lascio ai "comandamenti" della giornata suggeriti dall'ideatore dell'iniziativa, che condivido in pieno.
I 14 comandamenti della lentezza
Io mi ci ritrovo moltissimo in tutte queste cose: odio dover fare le cose di corsa o di fretta, non avere tempo per le persone a cui voglio bene, dover correre in macchina perchè sono in ritardo (piuttosto parto con largo anticipo!)... mi piace, piuttosto, fermarmi a chiacchierare se incontro qualcuno che conosco, mangiare con calma, fare le cose per bene e con precisione, dedicare del tempo alla lettura, all'orto o all'autoproduzione, prendere una cosa per volta e in sostanza dedicare ad ogni cosa il "giusto tempo"...:-)
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giovedì 26 novembre 2009
Burro fatto in casa

Il burro è un alimento molto usato nelle preparazioni piemontesi. I miei nonni riuscivano a metterlo ovunque...in qualsiasi pietanza :-).
Se consumato con moderazione è un ottimo alimento.
In estate, quando io e Daniele ci rechiamo in montagna per qualche passeggiata o un pò di trekking, ci fermiamo a comprarlo in qualche malga o alpeggio. Il sapore del burro fresco è qualcosa di speciale.
In inverno in alternativa, siccome spesso il burro che si compra ha poco a che vedere con il burro vero e proprio, ma deriva piuttosto da scarti di lavorazione del latte, ce lo facciamo da noi.
Fare il burro in casa è più semplice di quello che si possa immaginare. I miei nonni lo facevano in casa con la panna fresca del latte appena munto ma nel nostro caso bisogna accontentarsi della panna fresca del supermercato.:-)
Il burro fatto in casa non è economico, in quanto la resa di una confezione di panna è di circa la metà, ma è sicuramente buonissimo, ottimo da spalmare sulle fette biscottate la mattina o su dei crostini come stuzzichino. Provare per credere.
Da una confezione di panna da 200 ml si ottengono circa 100 grammi di burro.
E farlo è proprio facile facile.
Io utilizzo il metodo consigliato da questo sito e mi sono sempre trovata benissimo.
Occorrente:
-Una confezione di panna fresca da 200 ml
-Frullino per montare la panna
Procedimento:
Mettere la panna appena tolta dal frigo in un contenitore (se è freddo è meglio, la panna si monterà più facilmente).
Iniziare a montare la panna. Una volta montata si continua a montare fino a quando la panna non diverrà sempre più solida e comincerà a separarsi dal siero.
Ciò che si è separato dal siero, sarà il nostro burro.
Qui si vede come la parte solida si è separata da quella liquida

A questo punto si prendono i fiochi di burro, li si compatta fino a formare una "pallina". La si mette in un colino e la si sciascqua sotto l'acqua corrente fredda fino a quando l'acqua non scorrerà limpida e chiara.
Una volte strizzato lo si ripone in un contenitore con coperchio; lo si può conservare in frigo per 4 o 5 giorni.
Se avete voglia di provarlo, son sicura che non vi deluderà!:-)
martedì 10 novembre 2009
"Basta" di John Naish
Come avrete visto dal badge di Anobii a lato, negli ultimi tempi avevo in lettura "Basta" di John Naish.
Questo libro mi è piaciuto molto.
Soprattutto perchè l'autore oltre a elencare i limiti del sistema consumistico propone come soluzione una sua teoria: ossia riuscire a fermarsi al "quanto basta".
Naish afferma:
"Abbiamo creato una cultura dove domina un messaggio del tipo: non abbiamo ancora tutto quello che ci occorre per essere soddisfatti. Ci sentiamo ripetere che la soluzione è avere, vedere, esistere e darsi da fare ancora di più. Sempre di più. Ma questo produce un frutto avvelenato: i livelli di stress, depressione, logoramento stanno tutti salendo all'impazzata, anche se viviamo in mezzo a un'abbondanza mai vista prima. E il nostro pianeta non sembra passarsela molto meglio.
Dobbiamo subito smettere di sollecitare i formdabili istini che da sempre ci rendono così insoddisfatti.[...]
La pratica del q.b.è la strada obbligata per arrivare all'appagamento. Si tratta di un' ecologia individuale: ognuno di noi deve trovare il proprio equilibrio sostenibile. Il q.b. è il punto critico, oltre il quale avere tutto e di più peggiora la vita invece di migliorarla."
Mi piace molto vedere le cose in questi termini, e mi ritrovo completamente d'accordo con Naish. Oltre un tot, una certa soglia, la maggior parte delle cose che abbiamo, vogliamo, desideriamo o semplicemente compriamo non fa che complicarci la vita, invece che semplificarla.
La cosa più semplice sarebbe ammettere e riconoscere di possedere già molto e fermarsi e non alimentare la continua frenesia di consumo.
E tutto ciò riguarda moltissimi aspetti dell'esistenza. Anche la dimensione lavorativa.
Si lavorano magari molte ore al giorno per avere uno stipendio alto, il quale però non ci permette più di avere del tempo per la nostra vita e le persone intorno e paghiamo per tutti i servizi, e per tutte quelle cose che non riusciamo a fare da noi.
Naish stesso affronta il discorso del lavoro e racconta come in prima persona abbia rinunciato ad "salto di carriera" ben sapendo i risvolti che poteva implicare.
Ma lavoro a parte, le cose a cui è necessario dire basta secondo Naish sono anche molte altre: cibo, informazioni, opzioni e roba.
Ogni capitolo è incentrato sul dire basta a ognuna delle cose sopra...o almeno a scoprire il punto critico, il quanto basta, oltre al quale tutte le cose invece che portare vantaggi conducono ad una serie di svantaggi.
E'un libro che aiuta a riflettere non poco:-)
venerdì 9 ottobre 2009
Ecologica
Ho preso in bibilioteca questo libro e ora dopo averlo finito mi sto accingendo a restituirlo a malincuore. Il libro è: “Ecologica” di Andrè Gorz. Me lo ha consigliato proprio il bibliotecario.
Dico a malincuore perchè è uno di quei libri che mi piacerebbe tenere nella mia libreria, ogni tanto prenderlo, sfogliarne qualche parte e fermarmi a riflettere. E' quando leggo cose come queste che più mi convinco che il mondo in cui viviamo si fonda su basi assurde. E di questi tempi, con la crisi che si fa sentire, lo trovo ancora più evidente.
Ecologica è una raccolta di articoli di Gorz, filosofo e giornalista francese, che tra i primi (era il 1954) ha criticato la società del consumo e si è posto, come si definì lui stesso, come “un ecologista ante litteram”.
Gorz critica fortemente il capitalismo e la sua necessità di creare bisogni, la scomparsa o quasi del valore d'uso degli oggetti, il quale viene sostituito da un valore “immaginario” creato dal marketing.
Critica il sistema di lavoro attale, e parla di Decrescita e di come il Pil non possa affatto essere lo strumento tramite cui misurare il benessere di una nazione.
E' scritto bene, chiaro e semplice.
Vi riporto questa passo che a me è piaciuto molto dove Gorz parla dell'automobile:
“Il vizio profondo delle automobili è che sono come i castelli o le ville sulla costa: beni di lusso inventati per il piacere esclusivo di una minoranza di persone molto ricche, e che niente, nella loro concezione e nella loro natura, destinava al popolo.
A differenza dell'aspirapolvere, del telegrafo senza fili e della bicicletta, che conservano il valore d'uso quando tutti ne dispongono, l'automobile, come una villa sulla costa, non offre interesse e vantaggi se non nella misura in cui la massa non ne dispone. Per la sua concezione, come per la sua destinazione originaria, l'automobile è un bene di lusso. E il lusso per essenza non si democratizza: se tutti accedono al lusso più nessuno ne trae vantaggi; al contrario tutti fregano, defraudano, spossessano gli altri e sono defraudati, fregati e spossessati dagli altri.
La cosa è comunemente ammessa, se si tratta di ville sulla costa. Nessun demagogo ha ancora osato pretendere che il diritto alle vacanze significa applicare il principio “una villa con spiaggia privata per ogni famiglia”. [...]
Un'automobile, così come una villa sulla spiaggia non occupa forse uno spazio raro? Non priva della sede stradale gli altri utenti (pedoni, ciclisti, utenti di tram e autobus)?
Non perde qualsiasi valore d' uso quando tutti la utilizzano? "
Mi vien da dire che Gorz abbia proprio ragione quando parla in questo modo dell'automobile. Soprattutto a Torino, che è la città della macchina per eccellenza e dove appare evidente che le macchine che ci circolano siano tante, forse anche troppe.
Solo due anni fa andavo all'Università a Torino e la raggiungevo in treno e poi in tram.
Dal finestrino del tram vedevo un sacco di automobilisti agitati, sclerare per via del tram e delle sue fermate...e quando scendevo vedevo automobilisti sclerati e irritati per far attraversare la strada a pedoni o ciclisti...come se il diritto di circolare ce l'avessere solo le automobili!:-)
lunedì 5 ottobre 2009
"Vivere la Decrescita" - Una recensione

Oggi ci tenevo a parlare un pò di questo libro che ho finito di leggere lo scorso week end: "Vivere la Decrescita- Una felice esperienza di autoproduzione" di Filippo Schillaci edito da MDF, il movimento per la Decrescita felice.
L'autore è un tecnico informatico che nell'1996 decide di andare a vivere in campagna e iniziare una vita basata sull'autoproduzione. Decide di non abbandonare completamente il suo impiego presso l'Università, ma di comiciare a lavorare part time.
Il tempo libero lasciatogli dal suo impiego part time gli permette di avere molto altro tempo da spendere a contatto con la natura e per le sue attività di "autoproduzione".
Inizia a coltivare un orto, a tenere un frutteto, a riutilizzare dell'acqua piovana per moltissime sue esigenze e a fare da sè molti dei lavoretti in casa per cui spesso si tende a chiamare qualcuno di esterno.
Nel libro si ritrova tutto questo, accompagnato da numerose riflessioni dell'autore sulla questione energetica, sull'importanza di non consumare carne e sul vero male della società moderna e postmoderna: l'antropocentrismo.
Alcune cose le ho trovate illuminanti (la questione antropocentrica...trattata davvero bene) altre invece un pò fastidiose (come se nel libro aleggiasse, ogni tanto, un senso di superiorità di chi decide di vivere in modo retto, sano e giusto...:-))
Vi invito comunque a leggerlo perchè offre spunti molto interessanti su cui riflettere e a farmi sapere cosa ne pensate!:-)
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lunedì 31 agosto 2009
Come mi sono avvicinata alla Decrescita
Questo blog è qualcosa che avevo in testa da tanto tanto tempo. A volte però per pigrizia o mancanza di coraggio le nostre iniziative rimangono chiuse in un cassetto.
La prima volta che ho sentito parlare di decrescita è stato circa due anni fa, quando presi in biblioteca un libro: “La decrescita felice. La qualità della vita non dipende dal PIL” di Maurizio Pallante. Rimasi folgorata fin dalle prime righe. Mi sembrava che dentro a quel libro ci fosse un intento positivo:provare a fornire un'alternativa di vita a chi già era un po' stufo della piega che la società intorno stava prendendo.
Pallante nel suo libro faceva diversi esempi, ma uno in particolare mi colpì: quello del vasetto di yoghurt.
Più che altro perchè non avevo mai pensato a quanto petrolio servisse per far arrivare un vasetto di yoghurt nel mio frigorifero: petrolio per produrlo, petrolio per produrre il vasetto di plastica che lo contiene, petrolio per il trasporto su due ruote che lo conduce al supermercato e così via. Altra questione che mi fece riflettere era la qualità di questo prodotto “sballottato” a destra e a sinistra : come può mantenere intatte le sue proprietà nutritive?! E per concludere:il costo. In effetti non proprio economico.
Pallante proponeva quindi la sua personale soluzione: l'autoproduzione in casa dello yoghurt.
Producendo in casa il proprio yoghurt, si ha un prodotto ottimo, privo di conservanti e ricco di batteri il quale non richiede confezioni e imballaggi e oltretutto è economico perchè per produrlo servirà del latte fresco e qualche fermento lattico, reperibile facilmente.
E da lì che si è insinuata nella mia testa l'idea che vivere in modo semplice ed ecologico è possibile.
Ho pensato che oltre allo yoghurt tante altre cose si potevano produrre in casa e così facendo avrei dato una mano, nel mio piccolo, a ridurre le emissioni di co2, imballaggi e quant'altro. E anche, perchè no, a consumare un po' meno.
In questo blog troverete la mia personale esperienza di vita semplice e di descrescita basata, ove possibile, sull'autoproduzione e sulla riduzione dei consumi in genere.
La prima volta che ho sentito parlare di decrescita è stato circa due anni fa, quando presi in biblioteca un libro: “La decrescita felice. La qualità della vita non dipende dal PIL” di Maurizio Pallante. Rimasi folgorata fin dalle prime righe. Mi sembrava che dentro a quel libro ci fosse un intento positivo:provare a fornire un'alternativa di vita a chi già era un po' stufo della piega che la società intorno stava prendendo.
Pallante nel suo libro faceva diversi esempi, ma uno in particolare mi colpì: quello del vasetto di yoghurt.
Più che altro perchè non avevo mai pensato a quanto petrolio servisse per far arrivare un vasetto di yoghurt nel mio frigorifero: petrolio per produrlo, petrolio per produrre il vasetto di plastica che lo contiene, petrolio per il trasporto su due ruote che lo conduce al supermercato e così via. Altra questione che mi fece riflettere era la qualità di questo prodotto “sballottato” a destra e a sinistra : come può mantenere intatte le sue proprietà nutritive?! E per concludere:il costo. In effetti non proprio economico.
Pallante proponeva quindi la sua personale soluzione: l'autoproduzione in casa dello yoghurt.
Producendo in casa il proprio yoghurt, si ha un prodotto ottimo, privo di conservanti e ricco di batteri il quale non richiede confezioni e imballaggi e oltretutto è economico perchè per produrlo servirà del latte fresco e qualche fermento lattico, reperibile facilmente.
E da lì che si è insinuata nella mia testa l'idea che vivere in modo semplice ed ecologico è possibile.
Ho pensato che oltre allo yoghurt tante altre cose si potevano produrre in casa e così facendo avrei dato una mano, nel mio piccolo, a ridurre le emissioni di co2, imballaggi e quant'altro. E anche, perchè no, a consumare un po' meno.
In questo blog troverete la mia personale esperienza di vita semplice e di descrescita basata, ove possibile, sull'autoproduzione e sulla riduzione dei consumi in genere.
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