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martedì 7 agosto 2012

Budini al cioccolato con amido di mais e sciroppo d'agave

A volte avanza in frigorifero del latte e quindi per non sprecarlo un'ottima soluzione è fare dei budini.  In queste afose serate di agosto poi rappresentano una valida alternativa fresca e sana al posto del gelato!
Io li adoro poco zuccherati e leggeri, quindi meglio se senza uova. Qualche volta per fare prima ho ceduto ed ho comprato dei preparati fair trade per budini ma devo dire che fatti in casa sono decisamente più buoni, meno cari e decisamente meno dolci.
Il budino al cioccolato poi è uno dei miei dessert preferiti in assoluto! Ne avevo già postata una ricetta qui, dove per addensarli proponevo l'utilizzo dell'ottimo agar agar.
Di recente però ho provato questa variante, dove al posto dell'agar agar come addensante, utilizzo dell'amido di mais biologico che è più facilmente reperibile.
 Per dolcificarli invece, ho provato ad utilizzare lo sciroppo d'agave, che ho scoperto da qualche tempo e trovo ottimo. Mi piace il suo sapore, la sua consistenza e lo trovo fantastico anche per dolcificare lo yogurt naturale.

Ecco la ricetta per 4 budini al cioccolato:

  Ingredienti:
  •  500 ml di latte (vaccino, di capra, soia, riso, avena...etc). Io qui,per esempio, avevo da finire del latte senza lattosio ed ho usato quello.
  • 13 gr cacao amaro
  • 35 gr amido di mais
  • 3 cucchiai e 1/2 di sciroppo agave (se vi piace più dolce anche 4)

Se non avete in casa del succo d'agave potete utilizzare anche lo zucchero di canna. Io ne uso 3 cucchiai abbondanti. 

 Procedimento:
Frullare con un frullatore ad immersione 150 ml di latte con il cacao, l'amido di mais e lo sciroppo d'agave. Intiepidire in un pentolino i restanti 350 ml di latte e aggiungere il composto frullato. Portare ad ebollizione e cuocere fino a quando si addensa. E'sufficiente 1 minuto. Versarlo nelle coppette e lasciarlo raffreddare a temperatura ambiente e poi riporlo in frigorifero per 2 o 3 ore prima di consumarlo. Se preferite un budino più fluido e meno cremoso mettete meno amido di mais (25 gr circa) e lasciatelo cuocere un pò di più.

mercoledì 5 ottobre 2011

Togliere il sapore di fagiolo al latte di soia fatto in casa



E' da un pò che produco il latte di soia in casa con una macchina per fare il latte vegetale. Trovate tutto quanto in questo post.

Nonostante il latte venisse buono il retrogusto di "fagiolo" un pò rimaneva. Per utilizzarlo in cucina non era questo gran problema ma ultimamente nel caffè la mattina, avrei voluto si sentisse un pò meno!:-) Mi sono allora documentata in rete, ho sperimentato un pò e alla fine mi sembra di aver ottenuto un risultato abbastanza soddisfacente, aggiungendo due semplici accorgimenti a quanto facevo già prima.

Innanzitutto la soia va messa a bagno circa 18- 24 ore. Se rimane qualche ora in meno va bene ugualmente. L'acqua va però cambiata spesso perchè anche questo contribuisce a levare il sapore di fagiolo al latte.

Il primo accorgimento che ho seguito è questo:
Prima di mettere la soia dentro la macchina per il latte vegetale ho provato a farla bollire in una pentola con un pò d'acqua per circa 15 minuti. La bollitura dovrebbe contribuire a togliere alla soia il suo tipico sapore.

Una volta scolata l'ho messa come sempre nella Vegan Star insieme ad un pò di uvetta sultanina. Ho azionato la macchina.

Secondo accorgimento:
Una volta pronto il latte, l'ho travasato in una pentola separandolo dall'okara, e ho provato ad aggiungere mezza stecca di vaniglia biologica, aperta nel senso della lunghezza, nel latte ancora bollente e l'ho lasciata dentro fino al raffreddamento.

Una volta tolta la stecca ho dolcificato con due cucchiai di zucchero di canna.

Non so se dipenda dalla bollitura ulteriore della soia o dalla vaniglia. Forse un pò da tutte e due le cose. Ma il latte è venuto proprio buono. Da caldo sentiva ancora un pò di fagiolo ma una volta freddo, soprattutto nel caffè, il sapore di legume non si sente.

Sono due accorgimenti abbastanza banali me ne rendo conto, ma a volte proprio le cose semplici fanno la differenza.
Prima, per esempio, non avevo mai provato ad usare le stecche di vaniglia per aromatizzare il latte, più che altro perchè faticavo a trovarle biologiche e non volevo utilizzare surrogati chimici come la vanillina. Anche perchè sono dell'idea che se autoproduco ciò che mangio, voglio che sia qualitativamente migliore di ciò che potrei acquistare in giro.

Se per caso provate, fatemi sapere come viene il vostro latte di soia e se avete suggerimenti ulteriori per migliorare il sapore del latte di soia fatto in casa, sappiate che sono ben accetti!:-)

mercoledì 28 settembre 2011

Orto a fine settembre

 fiori zucchine

Dato il caldo inaspettato di questa fine estate e inizio Autunno, il nostro orto in questo periodo è ancora molto produttivo. Sono piacevolmente sorpresa. Stiamo ancora mangiando melanzane, zucchine e pomodori.

pomodoro orto

melanzana

Quest'anno poi ho provato a piantare i friggitelli. Questo perchè sono gli unici peperoni che riesco a digerire. Io e i peperoni non abbiamo mai avuto un buon rapporto, ma questi piccoli e verdi (non sono piccanti!), non mi danno alcun problema di digestione. Le tre piantine che ho piantato stanno producendo a raffica e questo mi permette di cucinarli un pò in tutte le salse, crudi e cotti, con la pasta o con del buon riso, insieme ad altre verdure, o sulla pizza.

friggitelli


Lattuga...

insalata

Qualche zucca...

zucca

Praticamente ogni giorno c'è qualcosa da raccogliere nell'orto. La spesa necessaria alla nostra alimentazione è quindi davvero poca cosa nei mesi estivi. Oltretutto mi piace un sacco avere tanti ortaggi a disposizione per poter sperimentare nuove ricette e mangiare nel modo più semplice e naturale possibile.

mercoledì 21 settembre 2011

Gelato vegan al cioccolato fatto in casa

gelato cioccolato vegan

Oggi è il primo giorno di Autunno. E me ne sono accorta stamattina mentre uscivo di casa alle 7.30 per andare al prescuola. L'aria frizzante, la luce diversa...e una corsa veloce a mettermi una felpa, che non è più il caso di uscire in maniche corte data la frescura!

Frescura o no, io l'altra settimana però mi sono cimentata con il gelato homemade.
Sì perchè ho scovato una ricetta per fare un ottimo gelato al cioccolato vegan ed è un peccato averla sperimentata solo a fine stagione!
Io non sono vegana, semplicemente ho eliminato la carne dalla mia dieta, però mi piace variare la mia alimentazione e quando posso, ridurre al minimo il consumo di latte e latticini.

Cosa occorre?

Una gelatiera se l'avete. Io ne ho una abbastanza vecchiotta, presa in prestito dai miei genitori. E'una di quelle con il contenitore da conservare nel congelatore.
E poi latte di soia e panna di soia, che ultimamente ho trovato anche al supermercato.

Se non avete la gelatiera il procedimento è un pò più lungo ma è comunque fattibile.
Ci sono moltissimi esempi in rete. Il tutto sta nell'avere tempo e pazienza di di mescolare di tanto in tanto, a mano, il vostro gelato in preparazione.

La ricetta l'ho trovata qui.
Io ho solo variato un pò le dosi, perchè avevo in casa solo 100 gr di cioccolato fondente, e ho ridotto un pò lo zucchero, cosa che faccio praticamente sempre quando sperimento una ricetta presa in rete perchè non amo il "troppo dolce"!

Riporto di seguito la variante che ho utilizzato.

Ingredienti

-100 gr cioccolato fondente
-200 gr latte di soia
-250 gr panna di soia
-100 gr di zucchero di canna

Far sciogliere il cioccolato a bagnomaria con 3 cucchiai di latte di soia. Aggiungere una volta sciolto, il latte restante. Mescolare e amalgamare bene il tutto. Aggiungere la panna, lo zucchero e far raffreddare. Versarlo nella gelatiera e lasciarla lavorare per circa 20-30 minuti, fino a quando il gelato è pronto.

Il risultato è stato entusiasmante. Davvero buonissimo.
Appena fatto la consistenza del gelato è perfetta. Tende un pò a solidificare una volta messo nel congelatore, ma è sufficiente toglierlo dal freezer un pò prima di consumarlo!:-)

mercoledì 4 maggio 2011

Panificare in casa senza macchina del pane: il No Knead Bread

no knead bread pane senza impasto

Nonostante sia ormai parecchio tempo che faccio il pane in casa il No knead bread non lo avevo ancora provato.
Ero talmente abituata a panificare in casa con la macchina del pane utilizzando il poolish, che alla fine non mi sono mai soffermata veramente sulla ricetta, pur avendone sentito parlare spesso.
A volte capitano però periodi in cui si ha più tempo e voglia di sperimentare. Allora mi sono messa all 'opera per provare a realizzare questo pane senza impasto creato da Jim Lahey, panettiere newyorkese.

E il risultato mi ha convinto in pieno, tanto che un altra pagnotta sta lievitando sul piano lavoro della mia cucina e a breve finirà in forno.
Soprattutto, mi ha convinto, perchè pur utilizzando una lievitazione diretta, la quantità di lievito di birra da utilizzare è esigua, dati i lunghi tempi di lievitazione. Il prodotto finale quindi è un pane digeribile, leggero e ben alveolato al suo interno.

La ricetta originale è questa. Ma in rete ce ne sono tantissime altre, tutte ben spiegate e con moltissime foto. Io di seguito metterò la variante che ho provato con la farina integrale.

Occorrente


400 gr farina integrale
100 gr farina tipo 0
10 gr sale marino integrale
1 gr lievito di birra secco (un cucchiano da caffè scarso)
350 ml acqua leggermente tiepida
semola di grano duro per spolverare
una pentola adatta alla cottura in forno

Ho versato la farina in una ciotola. L'ho setacciata un pò, prima, per far si che areandosi, assorbisse meglio l'acqua. Ho unito il lievito e il sale. Ho mescolato.
Ho unito l'acqua a poco a poco e impastato velocemente con un cucchiaio per circa 1 o 2 minuti.

no knead bread pane senza impasto

Ho coperto la ciotola con della pellicola e ho lasciato l'impasto a lievitare per 20 ore circa.

Ho infarinato il piano di lavoro, vi ho riversato l'impasto e l'ho spolverato con un pò di farina tipo 0 e semola di grano duro. Ho praticato le pieghe (che mi hanno sempre messo in crisi, ma che con questo impasto mi riescono senza troppa difficoltà) portando i 4 angoli verso il centro dell'impasto e ho messo l'impasto con le pieghe verso il basso in uno strofinaccio ben infarinato. Ho chiuso lo strofinaccio.

Ho lasciato lievitare altre 2 ore.

Ho scaldato il mio forno a gas a 230° e ci ho messo dentro l'unica pentola che ho che può andare bene in forno. Una comunissima pentola in acciaio.
Ho preso l'impasto e l'ho fatto scivolare nella pentola con la parte delle pieghe verso l'alto. Ho coperto la pentola con della carta di alluminio (non ho un coperchio che possa andare bene) e infornato per 30-35 minuti. Dopo questo tempo ho tolto l'alluminio e ho lasciato cuocere il pane ancora 20 minuti.

Il No knead bread è ottimo per tutti coloro che vogliono avvicinarsi alla panificazione casalinga e non possiedono una macchina del pane. Non servono conoscenze specifiche, aggeggi strani o altro, solo tanta buona volontà. Tutto il procedimento è davvero semplice e con pochissimi accorgimenti viene fuori un pane ottimo, che può ricordare un pò la ciabatta. La cottura nella pentola, inoltre, oltre a consentire una cottura uniforme, favorisce il mantenimento della forma, che può così svilupparsi in altezza.
Devo riconoscere che questo approccio minimalista applicato alla panificazione mi ha davvero convinto. I puristi troveranno anche da ridire ma bisogna ammettere che considerando l'impegno che richiede, il risultato è sorprendente.

martedì 5 aprile 2011

Preparazione dell'orto e alcune considerazioni



Mi piace tantissimo il momento in cui si devono mettere le mani nella terra e preparare l'orto per le colture estive. E anche quest'anno, finalmente, quel momento è arrivato! Due settimane fa, abbiamo già preparato i vasetti con i semini che via via diventeranno le piantine che andremo poi a trapiantare;ora dopo aver vangato e aggiunto alla terra un pò di stallatico non resta che aspettare. :-)



Lo scorso anno l'orto ci ha riempito di soddisfazioni: insalata, pomodori, costine da taglio, rucola, zucchine, melanzane e perfino meloni sono cresciuti benissimo...senza cure particolari e senza utilizzare alcun pesticida...per rispondere a quelli che quando ti vedono fare l'orto ridacchiano sotto i baffi, perchè convinti che "se alla roba non dai niente mica cresce!!". E invece viene comunque, guarda un pò. :-)
Certo, magari la nostra insalata ha qualche foglia mangiucchiata da qualche lumacona di passaggio, ma penso che questo non giustifichi il riempirla con il veleno per le lumache. E se proprio le lumache arrivano a centinaia, piuttosto propendiamo per qualche altro rimedio naturale.

E' difficile, anche vivendo in un paese di campagna come il nostro, dove si pensa che la gente abbia maggiore consapevolezza, fare qualcosa di diverso da come si è sempre fatto. E qui fare l'orto, per molti orticoltori (non per tutti per fortuna) la cosa più importante è che le verdure vengano su in fretta, grandi e belle. Neanche dovessero finire sul banco ortofrutticolo di qualche ipermercato. Ma ormai sembra quasi che ci abbiano fatto il lavaggio del cervello, tanto da perdere di vista le ragioni reali per cui coltivare da sè qualcosa. Ossia mangiare qualcosa di sano, genuino, privo di pesticidi e porcherie.



giovedì 24 febbraio 2011

Latte di soia fatto in casa

vegan star

Si parla spesso del latte di soia come di un alimento per vegani. Noi non siamo vegani (ma quasi vegetariani sì :-)) però lo apprezziamo moltissimo ugualmente, soprattutto perchè molto leggero e di facile digestione.
Ci piace utilizzarlo più che altro come bevanda, nel caffelatte, o anche per preparare budini, torte e dolci vari. Per produrre yogurt o formaggi utilizziamo invece il latte vaccino.

A Natale, Daniele mi ha regalato una macchina per fare il latte di soia in casa, che è qualcosa di straordinario. Si chiama Vegan Star. In realtà si può utilizzare per preparare anche altri tipi di bevande come latte di riso, avena, mandorla e via così. Non ne ho parlato prima perchè mi sono concessa un pò di esperimenti, prima di riuscire a fare un latte di soia che fosse di nostro gusto. :-)
E alla fine siamo veramente contentissimi del risultato.

So che questo aggeggino è tutt'altro che economico, ma a poco a poco il costo si ammortizza dato che un litro di latte di soia si aggira intorno ai 2.50- 3.00 euro nei vari supermercati, mentre per farlo in casa servono un pò di soia secca che costa molto poco e acqua. E il sapore a noi piace molto di più.

Per fare in casa il latte di soia generalmente si utilizza la soia gialla. La si trova in tutti i negozi che vendono alimenti bio.

Io procedo così: metto a bagno un misurino rado di soia gialla in acqua fredda per 24 ore. Possono bastare anche 12-16 ore. Cambio l'acqua anche due o tre volte, così facendo il latte dovrebbe avere un sapore meno marcato di fagiolo.

soia gialla per latte soia

Come potete vedere la soia aumenta parecchio di volume

soia gialla ammollo

Metto l'acqua nella macchina fino alla tacca che indica 1,3 e aggiungo un cucchiaio di uva sultanina.
Accendo la macchina e lascio finire. Ci vorranno circa 15-20 minuti, nei quali la Vegan Star frulla e cuoce la soia fino alla completa produzione della bevanda.

Appena finito, colo il latte in una pentola d'acciaio con un colino, lo copro e lo lascio raffreddare. Una volta freddo, aggiungo due cucchiai di zucchero di canna. Mescolo bene ed imbottiglio. Si conserva in frigorifero anche 4 -5 giorni.

latte soia fatto in casa

okara residuo latte soia fatto in casa

Il residuo che rimane nel colino, quando si filtra il latte, viene chiamato Okara. Non è altro che una purea di soia che può essere utilizzata in svariati modi in cucina, essendo particolarmente nutriente. Io fino ad ora ho provato ad aggiungerla alle frittate e devo dire che va benissimo. Ma in rete potete trovare molte altre ricette.

mercoledì 9 febbraio 2011

Yogurt al caffè fatto in casa

yogurt caffè fatto in casa

Mi è tornata una voglia pazza di yogurt in questi giorni! E allora mi sono data ad una delle varianti che preferisco in assoluto: lo yogurt al caffè.

Occorrente per 5 vasetti di yogurt:

- 2 cucchiai di caffè solubile
- 1/2 litro di latte intero Uht
- un vasetto di yogurt naturale da 125 gr o 1/2 bustina di fermenti per yogurt
acquistabili in farmacia
- una yogurtiera

Se volete produrne di più è sufficiente raddoppiare le dosi. Io ne preparo circa 5 vasetti alla volta così da consumarlo sempre nel giro di qualche giorno.

Perchè il latte Uht?
Il latte a lunga conservazione si presta meglio per la preparazione dello yogurt fatto in casa perchè in esso non sono presenti batteri che potrebbero interferire con la carica batterica dei fermenti che daranno vita al nostro yogurt.

Procedimento:

Mescolare i due cucchiai di caffè solubile in un contenitore con un pò di latte appena tiepido.
Aggiungere il vasetto di yogurt naturale e mescolare bene. Aggiungere il latte restante e mescolare ulteriormente. A piacere si può aggiungere dello zucchero. Io generalmente lo metto solo al momento del consumo, perchè mi piace il mix "acidulo zuccherino" che si crea in bocca!:-)
Versare nei vasetti, e riporli nella yogurtiera.
Dopo circa 8 ore dovrebbero essere pronti. Nel caso non fossero sufficientemente densi accendere nuovamente la yogurtiera e attendere un altro paio di ore.

Dopodichè io ripongo i vasetti in frigo circa 2 ore .

Questo yogurt è ottimo per uno spuntino a metà mattina o a merenda, magari con l'aggiunta di un cucchiaino di zucchero di canna.

giovedì 2 dicembre 2010

Seccare e mettere via i peperoncini



Novembre è un mese che vivo sempre in modo strano, non riesco mai a godermelo fino in fondo. E'il mese dell'autunno che sembra inverno. Delle giornate buie, fredde e nebbiose. Il mio stato d'animo ne risente sempre.

Poi mi sono svegliata ieri mattina e guardando fuori dalla finestra vedo che tutto è bianco. E'arrivato Dicembre, con la sua prima neve. La neve mi ha ridato pace. :-)

Per cercare di rendere meno buie le giornate di novembre qualche giorno fa ne ho approfittato per dedicarmi ad attività pratiche e piacevoli come mettere via gli ultimi peperoncini del nostro orto.

La prima parte, ovvero quelli maturati e seccati al sole caldo dei mesi estivi è già stata tritata mesi fa, ma ora restano gli ultimi peperoncini, ovvero quelli che sono rimasti a maturare sulla pianta fino ad autunno inoltrato. Tuttavia prima che arrivasse il gelo qualche settimana fa li abbiamo raccolti e dopo averli lavati, asciugati e messi a seccare vicino al caminetto, si presentavano pronti per essere macinati.

Per seccarli in questa stagione io li metto in un cesto basso e largo e lo ripongo su una sedia vicino al camino. Nei mesi estivi invece, quando i raggi del sole sono belli caldi, è sufficiente metterli a seccare in una cesta simile in pieno sole.

Una volta ben secchi, li trito finemente fino a renderli simili ad una polverina e li metto in barattolini di vetro che conservo in dispensa.
Noi li utilizziamo per insaporire pasta, minestre, formaggio fresco fatto in casa e moltissime altre pietanze.
C'è da dire che il peperoncino è ricco di vitamina C e pare essere anche un ottimo antiossidante, certo è sempre bene non esagerare nel suo consumo!:-)

... Peperoncini appena raccolti tre settimane fa



...Secchi



...Pronti per essere consumati

martedì 26 ottobre 2010

Marmellata di castagne fatta in casa

marmellata castagne

E' abbastanza un lavorone preparare questa marmellata ma con un pò di organizzazione si può tranquillamente fare e rimane qualcosa di golosissimo!
Il risultato finale sarà molto simile ad una glassa...e il sapore ricorderà un pò quello dei marron glacè. E' ottima la mattina a colazione, ma è qualcosa di fantastico come farcitura di crepes dolci!:-)


Occorrente:

- 1,5 kg di castagne
- 1 kg zucchero

Procedimento:

Per prima cosa si pelano le castagne.
Dopo aver privato le castagne della pelle si mettono a lessare in acqua bollente per circa 40 minuti (dipende un pò dalla loro grandezza).
Si scolano e si privano della loro pellicina.
Si schiacciano le castagne con le mani (si possono anche passare nel passaverdura).
Si pesa a questo punto la quantità di "purea" di castagne. Questa operazione è importante perchè per fare la nostra marmellata utilizzeremo tanto zucchero quanto è il peso della purea.
Nel mio caso da 1,5 kg di castagne iniziali sono arrivata ad 1 kg di purea: quindi ho utilizzato 1 kg di zucchero.

marmellata castagne
Purea di castagne

A questo punto, si mette in una pentola 1 kg di zucchero e 1 bicchiere d'acqua per ogni 1/2 kg di zucchero, nel mio caso quindi 2 bicchieri.
Si mette sul fuoco e si fa sciogliere lo zucchero fino a quando non si ottiene uno sciroppo abbastanza denso.
Si aggiunge la purea di castagne allo sciroppo e si fa cuocere per 40 minuti circa, fino a quando la marmellata non prende la consistenza che vogliamo.

Si vuota la marmellata bollente nei barattoli precedentemente sterilizzati.
Si richiudono i barattoli e si capovolgono. Io li ripongo in cantina così, girandoli solo al momento del consumo.

lunedì 27 settembre 2010

Marmellata di fichi fatta in casa



Premetto che è la prima volta che la faccio..ma quest'anno i fichi sono proprio tanti e dopo averne mangiati tantissimi e regalati altrettanti ad amici zii e parenti vari qualcosa bisognava pur fare!:-)

Occorrente:

- 2kg di fichi
- 2 bustine di Fruttapec 3:1
- 700 grammi di zucchero

Ho notato che in commercio esistono diversi tipi di fruttapec: quello che io ho utlizzato è quello che prevede una minore quantità di zucchero.

Procedimento:

Ho raccolto i fichi direttamente dalla pianta, li ho lavati ed asciugati.
Li ho sbucciati e tagliati a pezzettini piccoli piccoli. Ho aggiunto 700 gr di zucchero (350 grammi per ogni kg di frutta) stando alle indicazioni del fruttapec 3:1, e le due bustine di fruttapec. Ho portato ad ebollizione e ho lasciato sobbollire per circa 6 minuti.

Ho invasato la marmellata ancora calda e ho capovolto i barattoli a testa in giù.

Una volta freddi ho portato i barattoli in cantina. Ora non vedo l'ora di assaggiarla!:-)

martedì 7 settembre 2010

Passata di pomodoro cruda



Avendo nell'orto tantissimi pomodori maturi da raccogliere, stamattina ho deciso di metterli via per l'Inverno sotto forma di passata cruda.
Lo scorso anno li ho messi via così e mi sono trovata benissimo. Non vi dico che gioia in pieno inverno aprire i vasetti con la nostra buonissima passata!:-)

I miei nonni li mettevano sempre via sotto forma di "conserva": una passata di pomodoro cotta con cipolla e gusti vari, ma nel mio caso preferisco metterli via crudi, senza gusti, e quando sarà ora di consumarli, deciderò che tipo di uso farne. Così facendo è anche piuttosto veloce metterli via. E posso confermare che sulla pizza fatta in casa la passata cruda è davvero squisita!:-)

Come procedere?

Ho raccolto i pomodori dal'orto e mi sono procurata dei barattoli in vetro con i loro coperchi, un passaverdura e un pentolone dove poi mettere a bollire i barattoli.



Ho lavato e spellato i pomodori. Per facilitarne la spellatura io li butto in acqua bollente per 5 minuti. Dopodichè li passo con il passaverdura.

La passata che ottengo è abbastanza liquida: la passo allora in un colino per levare un pò di acqua. Nel caso la si cuocesse tenderebbe ad addensarsi in cottura ma mettendola via cruda chiaramente resta un pò più liquida.



Dopodichè con un imbuto invaso nei barattoli.

Li chiudo ermeticamente e li metto in un pentolone avvolti da degli strofinacci, in modo che non si rompano quando, bollendo, vengono a contatto.

Li ricopro di acqua fredda (le capsule devono avere qualche cm di acqua sopra) e li porto ad ebollizione. Quando bollono vistosamente li lascio bollire per 30-35 minuti. Dopodichè spengo e li lascio raffreddare nell'acqua.
Durante quest'ultima fase si crea il vuoto nei barattoli e ciò farà in modo che la passata si conservi nei mesi successivi.

Una volta freddi i barattoli si possono prendere dalla pentola e riporre in cantina,dispensa etc.

lunedì 24 maggio 2010

Orto e Bella stagione



La settimana scorsa ho scoperto un vivaio della zona che vende bellissime piantine di ortaggi ad un prezzo ragionevole: la varietà di ortaggi presenti era impressionante!
Ne ho approfittato per comprare alcune piantine di melanzana, pomodoro cuore di bue, melone, peperoncini cayenna, basilico genovese, lattuga e indivia riccia.
Poi mi sono fermata, perchè lo spazio che abbiamo a disposizione nell'orto non è grandissimo!
Tutte queste nuove piantine sono andate a fare compagnia alle zucchine che già avevo messo a dimora e alle bietole da costa. Ora non resta che vedere i progressi.:-)





Non vedo l'ora che piano piano comincino a portare i loro frutti, davvero non c'è niente di più bello che raccogliere direttamente dalla pianta le verdure da mangiare...Mai come quest'anno poi, sono contenta di dover innaffiare l'orto: dopo settimane di pioggia e freddo finalmente cominciano a vedersi scorci di bella stagione e quindi ben venga anche il caldo e la necessità di bagnare l'orto...:-)

giovedì 29 aprile 2010

L'orto e le fasi lunari



Non sono un'esperta di fasi lunari ma so che i miei nonni le guardavano per tutto ciò che riguardava l'orto, le potature, i raccolti, la vendemmia, l'imbottigliare il vino e moltissime altre cose.
Mio nonno ancora oggi se sa che devo piantare qualcosa nell'orto si fa dare un calendario e mi dice se è periodo o meno.:-) Questa cosa mi ha sempre incuriosito a tal punto che ho deciso di informarmi per bene anche io.

A Natale ho ricevuto in regalo un libro dove viene spiegata l'importanza di seguire le fasi lunari per far sì che l'orto ne tragga benefici e sto provando a seguire le indicazioni riportate. E' scritto davvero bene, mese per mese sono indicate le attività da svolgere nell'orto, durante le varie fasi.

Le fasi lunari sono quattro e si succedono in questo ordine:

Luna Nuova
Luna Crescente
Luna Piena
Luna Calante


Le indicazioni di massima son le seguenti:

Durante la luna crescente è opportuno effettuare la maggior parte delle semine poichè la luna crescente favorisce lo sviluppo delle foglie.

Durante la luna calante è invece opportuno seminare gli ortaggi da taglio (gli spinaci, le bietole) o anche le insalate in genere come la lattuga la quale se seminata durante la luna crescente tende a crescere troppo in fretta a scapito della tenerezza delle sue foglie.

Anche le raccolte di frutti e ortaggi andrebbero effettuati a seconda delle diverse fasi lunari: in luna crescente andrebbero raccolti gli ortaggi da consumare freschi, in quella calante quelli da conservare, come ad esempio i pomodori con cui fare la conserva.

Gli zucchini li ho seminati in vasetti con la scorsa luna crescente e hanno cominciato a nascere. Appena saranno un pochino più grandi li trapianterò a dimora.



Con la luna crescente della scorsa settimana invece ho seminato la rucola... ed ecco comparire le prime foglioline...:-)

venerdì 19 marzo 2010

Preparare l'orto

pezzo di orto

Finalmente un pò di sole e tepore.
Domenica scorsa io e Daniele ci siamo messi all'opera e abbiamo vangato il nostro nuovo pezzetto di orto.
A Daniele è toccato il lavoro più duro, vangare. Io mi occupavo di spezzettare le zolle e rigirare il terreno con la zappa ed estirpare vecchie radici di vecchie piante che erano state piantate in quella zona. Ora non resta che concimare un pochino il terreno con un misto di compost e stallatico.

Che dire? Non vedo l'ora di cominciare a mettere a dimora le prime piantine!
Penso che comincerò con il seminare in vasetti le zucchine, quelle verde chiaro, dette anche genovesi, che adoro e trovo meno amarognole di quelle verde scuro e non appena saranno belle cresciute le trapianterò. Oltretutto dovrebbe essere periodo ideale per seminare, perchè a breve ci sarà luna crescente.

Quest'anno le colture che vorremmo piantare sono zucchine chiare, pomodori (ancora non sappiamo quale varietà), rucola da taglio, lattuga, e bietole da taglio.
Sempre avversità, lumache e quant'altro permettendo. Non siamo affatto dei coltivatori esperti ma siamo armati di tanta buona volontà, libri e consigli di persone abbastanza esperte (mio nonno, mio papà :-)).
Lo scorso anno zucchine e pomodori eran cresciuti molto bene, la lattuga invece aveva avuto scontri ravvicinati con un esercito di lumaconi agguerriti, dinanzi ai quali ha dovuto soccombere, nonostante i vari rimedi naturali che avevamo escogitato per tenerle lontane.:-)

Qui sotto vedete Daniele intento a vangare l'orto :-)

marzo orto

giovedì 11 marzo 2010

I piccoli fallimenti dell'orto...

neve a marzo

Mi rendo conto che spesso e volentieri tendo a postare sul blog tutto ciò che ha avuto un buon esito. Ogni tanto, però, capita che tra tutte le cose che si provano a fare, qualcosa non vada per il verso giusto. Mi piace l'idea di poter condividere in questo spazio virtuale anche le cose che non sono state dei veri e propri successi!:-)

A inizio settembre con tanto entusiasmo avevamo piantato nel nostro orto cavoli verza e cavolfiori,che purtroppo non siamo riusciti a far crescere.
Mi veniva una gran tristezza a vederli così piccoli e infreddoliti in mezzo alle gelate di gennaio e febbraio.
Spesso e volentieri andavo tutta imbaccuccata a vedere se per caso dessero qualche segnale di ripresa, ma non è stato così.

Forse era già un pò tardi quando li ho messi a dimora, fatto sta che non hanno "fatto la testa", come usiamo dire noi. Foglie ne han messe tante ma la testa vera e propria no. Alcune piantine sembravano poi aver patito davvero un sacco il gelo.
Sarà stato anche l'inverno troppo rigido (anche se in teoria i cavoli dovrebbero "amare" il freddo) o la zona in cui li abbiamo piantati.

Non resta allora che tirarsi su le maniche con grande entusiasmo e preparare nuovamente l'orto per le colture primaverili ed estive. I cavoli e i cavolfiori li ripianterò l'anno prossimo, questa volta con un pò di anticipo!:-)

Quest'anno probabilmente riusciremo a coltivare l'orto in una zona ancor più soleggiata rispetto allo scorso anno e a dire il vero non vedo l'ora di tornare a vangare e zappettare...sempre se il tempo lo permette, visto che dopo un timido accenno di primavera, qui sembra essere tornato l'inverno più freddo!:-)

venerdì 5 marzo 2010

Pane allo yogurt e cioccolato con pasta madre

pane allo yogurt e cioccolato con pasta madre

In questo periodo, ve ne sarete accorti, sono in fissa con la pasta madre.
Ancora non mi sembra possibile riuscire a panificare senza dover utilizzare il lievito di birra!

Con il lievito naturale mi si è aperto davanti un mondo: vengono fuori pane, pizze, focacce e dolci molto leggeri, maggiormente digeribili per chi, come me, ha un intolleranza verso il lievito di birra e dal sapore semplice e genuino. Siccome mi ritrovo spesso con molta pasta madre dopo i vari rinfreschi, ne approfitto per sperimentare un pò ed è così che sono andata in cerca di consigli, ricette e suggerimenti ed ho trovato questa ricetta.

La ricetta di cui vi parlo proviene dal forum del sito Cookaround.com. Si tratta di un pane con cioccolato fondente e yogurt. Perfetto la mattina a colazione.
Io ho solamente modificato qualcosina a mio piacimento.

Ingredienti:

- 1 vasetto di yogurt da 125 gr naturale
- 100 gr di latte
- 70 gr di lievito madre
- 230 gr di farina tipo 00
- 70 gr di farina Manitoba
- 2 cucchiai di olio di semi di girasole
- 4 cucchiai di zucchero
- 50 grammi cioccolato fondente


Procedimento:

Si mette in una ciotola il latte, il lievito madre, lo zucchero, lo yogurt, l'olio e le farine.
Si impasta. L'impasto rimane abbastanza morbido. Si mette della carta da forno in una teglia da plumcake, si imburra leggermente e si versa l'impasto.
Si taglia a pezzetti il cioccolato fondente e lo si aggunge all'impasto.
Lo si lascia lievitare 7 ore in luogo riparato. Io l'ho coperto con uno strofinaccio bagnato, per evitare che seccasse in superficie.

Trascorse le 7 ore si spennella la superficie con latte o uovo sbattuto e si inforna in forno caldo a 180°per 30 minuti.

E' facile e veloce da preparare: io lo preparo in mattinata e la sera, prima di cena, lo inforno. Così ce ne scappa un pezzetto come dessert per cena ed è già pronto per la colazione del giorno successivo. :-)

lunedì 22 febbraio 2010

Fare il pane con pasta madre nella macchina del pane

pane con pasta madre nella macchina del pane

Nel mio ultimo post vi avevo lasciato mentre stavo cercando di produrre il lievito naturale o pasta madre.

In questi giorni, avendo la sensazione che il lievito madre fosse abbastanza attivo (raddoppiava in fretta, era piena di bollicine e aveva un odore che a Daniele ricordava il Kefir), ho preso coraggio e mi sono lanciata con la panificazione con lievito naturale dentro alla macchina del pane...e il pane è riuscito molto bene, nonostante la pasta madre fosse davvero giovane (11 giorni).
Il merito non è tutto mio, anzi! Mi sono rifatta ai suggerimenti del blog Fysis, dove già avevo preso al ricetta per fare il lievito naturale/pasta madre.

Ho panificato due volte: la prima volta ho fatto una pagnotta da 500 grammi non essendo ben sicura del risultato che si poteva ottenere; la seconda volta, entusiasta dal primo esperimento, ho pensato di lanciarmi e fare almeno una pagnotta da un kg, la quale è venuta davvero buonissima.
Temevo un forte sapore di acido nel pane, ma per fortuna non c'è stato.:-)

Essendo molto giovane la mia pasta madre, le dosi sono circa al 50% della farina utilizzata, quando poi la mia pasta madre sarà un pò più vecchiotta, conto di ridurre sensibilmente la quantità da utilizzarsi. Se ho ben capito dovrebbe essere utilizzata al 10- 15% rispetto alla farina.

Le dosi che ho utilizzato per una pagnotta da 500 grammi sono quelle tratte dal blog Fysis. Io ho solo adattato qualcosina a mio piacimento, avvicinandomi a come già facevo il pane prima.

Ingredienti per una pagnotta da 500 grammi:

- 175 gr acqua
- 150 gr lievito naturale
- 300 gr di farina tipo 0
- 1 cucchiaino di sale
- 1 cucchiaino di zucchero di canna


Procedimento:

Ho messo nel cestello della macchina del pane, l'acqua, la pasta madre, la farina e per ultimi lo zucchero e il sale.
Ho avviato il programma impasto, che nella mia mdp dura 14 minuti.
Ho spento e lasciato lievitare dentro la macchina del pane per 8 ore. La mia macchina del pane è in un luogo caldo (vicino al termosifone), altrimenti sarebbe consigliabile estrarre il cestello, coprirlo con un panno umido e mettterlo vicino ad una fonte di calore a lievitare.
Trascorse 8 ore, ho nuovamente avviato il programma impasto e lasciato lievitare altre 2 ore.
Trascorse le 2 ore ho avviato il programma "solo cottura" che dura un'ora e lasciato cuocere il pane.

pane con pasta madre nella macchina del pane

pane con pasta madre nella macchina del pane

L'aspetto era ottimo e il sapore anche: lo abbiamo mangiato tutto quanto!:-)

Per fare questo pane ho utilizzato della pasta madre di 11 giorni, rinfrescata il giorno prima. Non credo sia rilevante da quanto tempo sia stata rinfrescata ma di sicuro devono passare un pò di ore dal rinfresco, per far sì che si attivi nuovamente.

Il blog Fysis suggeriva come tempi per la lievitazione 6 ore per la prima lievitazione e 70 minuti per la seconda: io ho aumentato un pò i tempi dato che la mia pasta madre è molto giovane.

Sabato ho di nuovo provato a panificare, questa volta per produrre una pagnotta da 1 kg. Il lievito madre era stato rinfrescato il giorno prima anche in questo caso.
Ho raddoppiato tutte le dosi e provato ad aggiungere un pò di semola di grando duro.
Il risultato è stato ottimo.

Ingredienti per una pagnotta da 1 kg:

- 350 gr acqua
- 300 gr di lievito naturale
- 400 gr di farina tipo 0
- 200 gr di semola di grano duro
- 2 cucchiaini di sale
- 2 cucchiani di zucchero di canna


Il procedimento utilizzato è lo stesso descritto sopra.

Dopo la prima lievitazione il pane era cresciuto molto, quasi fuoriusciva dal cestello!Qua sotto lo vedete, dopo la cottura, estratto dal cestello.

pane con pasta madre nella macchina del pane

Il sapore è ottimo, ha chiaramente un retrogusto leggermente acidulo, ma è davvero molto soddisfacente il risultato.:-)

mercoledì 17 febbraio 2010

Alle prese con la Pasta Madre

pasta madre

La Pasta Madre, lievito naturale o pasta acida che dir si voglia, mi ha sempre incuriosito molto. Tuttavia credevo fosse una cosa per esperti panificatori e me ne tenevo alla larga.:-)

Già da molto tempo faccio il pane in casa utilizzando un poolish, ottenendo un pane ottimo e ben alveolato, con una quantità minima di lievito di birra.
Recentemente, però, mi è stata diagnosticata un'intolleranza proprio al lievito di birra. Al che mi son detta: "Vediamo se sono capace di fare questa benedetta pasta madre e panificare in modo completamente naturale!"

Lo ammetto, la confusione è stata tanta: all'inizio mi sembrava tutto tremendamente complicato (a dire il vero anche adesso un pò di confusione la ho ancora, soprattutto in relazione a come utilizzarla nella macchina del pane :-)).
Mi è venuto in aiuto questo blog, dove il signor Bongiovanni spiega come fare la pasta madre in modo semplice e chiaro. Ciò che servirà saranno solo acqua e farina.

Vi lascio direttamente alle spiegazioni tratte dal suo blog, Fysis.it.

Al posto della farina che il signor Bongiovanni suggerisce, io ho usato Farina Manitoba.

Trascorsi 6 giorni la pasta madre dovrebbe essere pronta.
Io però non la sto ancora utilizzando, aspetto che si rinforzi un pochino e la sto tenendo fuori dal frigo, facendo rinfreschi ogni 48 ore.

Per rinfrescare ho seguito i consigli presenti qui e là sul web, i quali dicono di rinfrescare ogni 48 ore se la si tiene fuori dal frigo o ogni 4 o 5 giorni se la si conserva in frigorifero.

Ecco come faccio il Rinfresco:

Peso la pasta madre. Aggiungo lo stesso quantitativo di farina ed esattamente la metà d'acqua. Impasto tutto quanto per qualche minuto e rimetto nel contenitore.
Esempio: PM = 200 grammi. Per il rinfresco uso 200 grammi di farina manitoba e 100 grammi d'acqua.
Ho letto che se ne dovesse venire fuori troppa, all'inizio si consiglia di buttarne via un pochino.

Per ora la mia pasta madre ha 10 giorni e sembra fermentare molto bene, l'odore sembra buono, acido ma non troppo. L'unica cosa, che non so se sia positiva o meno, è che è molto collosa! Si appiccica alle dita!:-)

Eccola qui, dopo essere stata rinfrescata un giorno e mezzo fa:
pasta madre

La sto tenendo in un contenitore di vetro (leggermente oliato) con il suo coperchio, dentro al forno spento. Ho letto che il vetro è migliore della plastica per la sua conservazione e allora mi sono adeguata.:-)
Ho notato inoltre che vicino al termosifone faceva troppo caldo, e tendeva a formarsi una crosticina.

Se una cosa l'ho capita, è che non esiste un modo preciso per farla, ma molti modi diversi. La costante è una sola: che sia fatta di acqua e farina lasciate inacidire.
Olio, miele, zucchero, succo di pomodoro o quant'altro sono un qualcosa in più che aiuta la fermentazione ma non sono strettamente necessari.
Più passa il tempo e più dovrebbe essere adatta alla panificazione.

Via via continuerò con i rinfreschi e proverò a panificare: sono appena all'inizio di questa avventura e non so se andrà a buon fine o meno, ma comunque vi terrò informati.:-)

martedì 2 febbraio 2010

Formaggio stagionato fatto in casa

stagera

Tempo fa avevo pubblicato un post in cui spiegavo come fare il formaggio fresco in casa.
Tuttavia quando ho un pò di tempo mi piace fare anche del formaggio stagionato.
Il procedimento è un pochino più lungo e laborioso ma una volta che ci si è presa la mano diventa più facile a farsi che a dirsi. :-)
Per quanto concerne il modo di procedere io mi rifaccio a questo manuale tratto dal sito Mr Carota.it, dove il procedimento è spiegato davvero bene.

Io ormai sono due anni che periodicamente lo faccio. Soprattutto in Inverno quando la temperatura fuori non è troppo alta!
Le tome che metto a stagionare le tratto con un'estrema cura e quando arriva il momento di mangiarle ... quasi mi dispiace! Cerco sempre di mangiarle quando ricorre un occasione particolare...una cena tra amici o una riunione di famiglia.

Occorrente per fare in casa due "tomette" :

- 8 litri di latte crudo
- due cucchiani di caglio
- termometro per alimenti
- fascelle



Si porta il latte ad una temperatura di 37° e si aggiunge il caglio. Si mescola bene.

Si copre la pentola con un coperchio e si lascia riposare il latte per 1 ora.
In inverno però, dato il freddo, potrebbe volerci un pò di più: se la cagliata non si è formata, aspettare.

Dopo un'ora si controlla se si è formata la cagliata. Se sì, allora si taglia la cagliata con un coltello e la si lascia riposare 5 minuti.

Dopo 5 minuti si rompe definitivamente la cagliata con una frusta da cucina...io la rompo in pezzi abbastanza piccoli quando devo mettere il formaggio a stagionare.

Dopodichè si cuoce la cagliata. La si porta ad una temperatura compresa tra i 45° e i 60°.
Io l'ho portata ad una temperatura di 45°, ho spento ed ho iniziato a metterla nelle fascelle.
La cottura della cagliata serve a fare in modo che nelle fascelle il formaggio perda una quantità maggiore di siero.

Dopo averla messa nelle fascelle ho lasciato le tomette a stufare.
La stufatura è la fase che prevede la fuoriuscita del siero dalla cagliata e deve essere fatta in ambiente piuttosto umido. Come suggeriva il sito mi sono arrangiata e ho messo le tome in una bacinella con delle tazze d'acqua bollente e le ho ricoperte con un asciugamano.

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La stufatura può durare da poche ore fino a qualche giorno.
Io le ho lasciate stufare 24 ore. Di tanto in tanto andavo a cambiare le tazze d'acqua e cercavo di far in modo che l'ambiente fosse sempre piuttosto umido.

Finita la fase di stufatura si passa a quella della salatura del formaggio.
Ho preparato una salamoia con 2 litri d'acqua e 320 grammi di sale ( 160 grammi per litro d'acqua), ho messo la toma, ancora nella sua fascella nella bacinella, l'ho ricoperta con un piatto così che andasse a fondo e fosse completamente ricoperta d'acqua. L'ho messa in frigo per un'ora e mezza.

formaggio fatto in casa

Terminata la fase di salatura si può levare la toma dalla fascella. Seguirà ora la fase della stagionatura.

formaggio fatto in casa

Per la stagionatura io utilizzo due piattini di legno non trattato su cui pongo le tome. L'ideale sarebbe mettere il formaggio su una griglietta che permetta al formaggio di aerearsi del tutto.

Dopodichè metto le tome dentro un mobiletto apposito che in piemontese si chiama "stagera", comprata ad una fiera qualche anno fa e le porto nella mia cantina.

formaggio fatto in casa

Lascio stagionare le tomette generalmente per 3 o 4 settimane, rigirandole una volta al giorno per la prima settimana. Poi a partire dalla seconda settimana le rigiro solo ogni due o tre giorni.
Durante le prime settimane bisogna ungere un giorno sì e uno no le tomette con olio di semi e un pò d'aceto: questo aiuterà a formare la crosta del formaggio.