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venerdì 18 luglio 2014
Cinque anni di matrimonio
Cinque anni di matrimonio oggi. E quasi dieci che stiamo insieme..:-)
" Voi siete nati insieme, e insieme starete per sempre.
Voi sarete insieme quando le bianche ali della morte disperderanno i vostri giorni.
Sì, insieme anche nella tacita memoria di Dio.
Ma vi siano spazi nella vostra unione,
e fate che i celesti venti danzino tra voi.
Amatevi reciprocamente, ma non fate dell’amore un laccio:
Lasciate piuttosto che vi sia un mare in moto tra le sponde delle vostre anime.
Riempa ognuno la coppa dell’altro, ma non bevete da una coppa sola.
Scambiatevi il pane, ma non mangiate dalla stessa pagnotta.
Cantate e danzate e siate gioiosi insieme, ma che ognuno di voi resti solo,
così come le corde di un liuto son sole benchè vibrino della stessa musica.
Datevi il cuore, ma l’uno non sia in custodia dell’altro.
Poichè solo la mano della Vita può contenere entrambi i cuori.
E restate uniti, benchè non troppo vicini insieme,
poichè le colonne del tempio restano tra loro distanti,
e la quercia e il cipresso non crescono l’una all’ombra dell’altro."
Kahlil Gibran
mercoledì 29 gennaio 2014
Un pò di noi
Avrò iniziato 20 post in questi mesi di silenzio senza mai riuscire a completarne uno. Una volta c'era un' emergenza pappa, un'altra un'emergenza lavoro, un'altra un' emergenza casa del tipo: se non la pulisco tra un pò arrivano le pulci...
Ho fatto tanti salti mortali per incastrare lavoro, casa, famiglia... (tutte cose che la maggior parte delle mamme e dei papà conoscono bene ;-) ) ed a alla fine il blog è stato messo in disparte.
Il 2013 è stato un anno difficile, pesante. Momenti che avremmo voluto viverci serenamente non lo sono stati troppo, purtroppo. A volte ci troviamo invischiati in situazioni che non abbiamo scelto e dobbiamo solo trovare il modo di uscirne, a poco a poco, con pazienza e tanta buona volontà.
Lara invece cresce in fretta, starle vicino è bellissimo ed è una gioia immensa vederla scoprire ogni giorno nuove cose, dire le sue prime parole, giocare insieme a lei!:-)
Da un pò di tempo siamo anche riusciti a tornare ad autoprodurre qualcosina, un pò di yogurt, la farinata per festeggiare il compleanno di Daniele con i nostri amici e altre piccole cosine! ( I primi mesi in cui Lara era piccola tutte le nostre energie erano concentrate su di lei e i pochi momenti liberi erano dedicati a passeggiate o dormite :-)). E mi sto ritagliando un pò di tempo anche per me: ho comiciato a frequentare un corso di Yogilates (un mix di yoga e pilates) una volta alla settimana che mi sta piacendo molto e sto dedicando un pò di tempo a delle buone letture come queste di Jesper Juul e Lucia Giovannini.
Ho fatto tanti salti mortali per incastrare lavoro, casa, famiglia... (tutte cose che la maggior parte delle mamme e dei papà conoscono bene ;-) ) ed a alla fine il blog è stato messo in disparte.
Il 2013 è stato un anno difficile, pesante. Momenti che avremmo voluto viverci serenamente non lo sono stati troppo, purtroppo. A volte ci troviamo invischiati in situazioni che non abbiamo scelto e dobbiamo solo trovare il modo di uscirne, a poco a poco, con pazienza e tanta buona volontà.
Lara invece cresce in fretta, starle vicino è bellissimo ed è una gioia immensa vederla scoprire ogni giorno nuove cose, dire le sue prime parole, giocare insieme a lei!:-)
Da un pò di tempo siamo anche riusciti a tornare ad autoprodurre qualcosina, un pò di yogurt, la farinata per festeggiare il compleanno di Daniele con i nostri amici e altre piccole cosine! ( I primi mesi in cui Lara era piccola tutte le nostre energie erano concentrate su di lei e i pochi momenti liberi erano dedicati a passeggiate o dormite :-)). E mi sto ritagliando un pò di tempo anche per me: ho comiciato a frequentare un corso di Yogilates (un mix di yoga e pilates) una volta alla settimana che mi sta piacendo molto e sto dedicando un pò di tempo a delle buone letture come queste di Jesper Juul e Lucia Giovannini.
martedì 23 agosto 2011
Legge Levi ovvero come farci pagare di più i libri
Me ne accorgo ora, appena rientrata dalle vacanze. A fine luglio mi era sfuggita questa chicca.
Da lettrice compulsiva e amante dei libri e della lettura quale sono ci sono davvero rimasta male nel prendere atto della cosa.
A fine luglio pare sia stata approvata una legge, Legge Levi o altrimenti detta Legge Anti-Amazon, in vigore dal 1 settembre 2011, che limita al 15 % lo sconto applicabile da qualsiasi libreria su tutti i libri. In casi eccezionali lo sconto potrà salire al 20% durante manifestazioni particolari come saloni del libro, fiere e mostre o al massimo al 25% durante la promozione di un libro appena uscito.
Per me questo significa comprare libri a prezzi maggiori.
Sono rimasta senza parole.
Qualcosa non mi torna. Da quando in Italia ha aperto Amazon (solo qualche mese fa)sono riuscita a comprare ottimi libri a dei prezzi ragionevoli. E' evidente che qualcuno cominciava a sentirsi infastidito dai prezzi bassi praticati da Amazon e quindi ha voluto mettere mano ad una bella trovata per far sì che i prezzi dei libri non debbano scendere troppo. Perchè se Amazon o chiunque altro mi vende i libri a poco, anche altre librerie potrebbero dover abbassare i prezzi pur di vendere.
Io amo leggere e nonostante mi procuri la maggior parte dei libri che leggo in biblioteca, mi piace acquistare dei libri di tanto in tanto, anche classici da conservare e rileggere più volte, perchè no. Spesso gli sconti delle librerie online erano anche abbastanza convenienti, quindi era più facile per me comprarli. Ora questa legge di nuovo sembra mettere fine alle mie speranze di avere dei buoni libri a dei buoni prezzi.
Ecco servita un'altra delle tante piccole trovate che ci faranno vivere un pò peggio. Sempre peggio.
Mi sembra proprio la solita vecchia storia, tipicamente italiana, della legge fatta per le case editrici e per qualche lobby di librai a danno del consumatore finale che francamente comincia a farmi arrabbiare. Ci si lamenta che in questo paese si legge troppo poco, ma poi si approvano leggi di questo tipo, che danneggiano la lettura e la cultura.
Ho sempre di più la sensazione di essere solamente un pollo da spennare, perchè le leggi del mercato a cui dobbiamo sottostare sono sacrosante fino a quando non intaccano gli interessi di qualche potente, ma se per strano, misterioso, fortuito caso vengono incontro al compratore, non sia mai, vanno regolate. E di questi tempi dove stanno provando a toglierci tutto, ma proprio tutto, tra un pò anche il diritto di andare in bagno, e i libri costituiscono un salvagente a cui aggrapparsi nel bel mezzo di mari agitati, questa legge non fa che aumentare la mia amarezza.
venerdì 20 maggio 2011
Downshifting al femminile

Ho appena finito di leggere "Avanti Tutta" di Simone Perotti. Un libro bellissimo che consiglio vivamente. Ed è da lì che è cominciata questa mia riflessione.
Nel libro è presente un paragrafo che parla di downshiting per le donne . Una ragazza scrive a Perotti parlando di quanto sia più complesso per una donna praticare il downshifting, in quanto una ragazza ha più necessità di un uomo: vestiti, accessori, parrucchiere e via così.
Da un certo punto di vista l'ho trovata giusta come obiezione. Ho pensato a molte delle ragazze che conosco. Però poi ho pensato a me stessa e mi sono chiesta se vale anche per me questa cosa.
Io, ad esempio, credo di essere una a cui viene facile rinunciare a molte di queste cose perchè forse, riesco a sentirmi femminile anche con poco. Ma non sono sempre stata così.
Qualche anno fa compravo più vestiti e andavo più spesso dal parrucchiere per esempio. Niente di eccessivo ma molto più di adesso. Ora invece mi sono abituata a non aver bisogno di certe cose.
Spesso è solo questione di abitudine, abitudine a non consumare, a non acquistare. Io sono fermamente convinta del fatto che meno compri e meno compreresti. Più si pondera un acquisto meno quell'acquisto sembra necessario. E questo nel mio caso vale a maggior ragione per i vestiti. Finisce che se ci penso su troppo poi non li compro.
A meno che proprio non mi servano davvero. Ad esempio quando mi rendo conto che uno dei mie jeans sta cominciando a lasciarmi. O che le mie scapre da ginnastica si stanno aprendo in due. :-) Compro solo per sostituire quello che mi manca. Provo anche un sottile piacere nel cercare e girovagare in cerca di qualcosa che so che mi accompagnerà per un bel pò di tempo.
E' facile vedermi sempre vestita allo stesso modo: jeans e maglietta in primavera ed estate, jeans e maglione in inverno, giorni normali e week end.
Le uniche occasioni in cui indosso un vestito e i tacchi è in qualche occasione importante, come potrebbe essere un matrimonio. Lì mi piace vestirmi meglio, anche in segno di rispetto per gli altri ospiti e per celebrare il momento speciale.
Certo il mio lavoro di educatrice mi aiuta, perchè se facessi un altro lavoro (anche solo l'impiegata in un ufficio) magari non potrei vestirmi sempre in modo così informale.
Sono molto minimale nel vestire. Forse lo sono anche in modo eccessivo, tanto che a volte molti fanno fatica a comprendermi.Faccio qualche esempio.
Io non ho scarpe di ogni colore (ho due paia di scarpe da ginnastica e due paia di paperine, una sportiva e l'altra più elegante, e due paia di stivali) A me sembrano già fin troppi. Ma a tanti altri sembra che io abbia sempre bisogno di qualcosa. C'è chi ha le paperine per ogni occasione, da abbinare con ogni colore.
Quanto agli accessori, io ne ho davvero pochi . Avrò quattro o cinque paia di orecchini. Collane idem. Io amo i miei pochi accessori e li scelgo con cura ogni volta che esco. Perchè non è che io non ami curare il mio abbigliamento. Anzi, tutt'altro. Ma mi piace vestirmi in modo minimale e semplice. Se compro qualcosa di nuovo deve abbinarsi almeno al 50% delle cose che ho già nell'armadio. Devo essere sicura di indossarlo altrimenti non lo compro, perchè poi conoscedomi rimarrebbe lì in attesa e finirebbe per non essere indossato e questa cosa mi farebbe irritare.
Per le borse idem. Non ne ho tante ma quelle che ho bene o male devono potersi abbinare alle cose che già ho.
Dal parrucchiere ci vado, ma circa due volte l'anno. Ho i capelli abbastanza lunghi, i quali richiedono pochi ritocchi e del mio colore naturale.
Ci ho provato a tingermeli da ragazzina: sono stata bionda, quasi rossa e ad un certo punto anche un pò rosa-arancione. Alla fine i miei capelli hanno chiesto pietà. Quindi adesso li ho del mio colore naturale, che nel tempo ho scoperto piacermi moltissimo. Me li lavo, me li stiro con la piastra a casa e sono contenta così. E ho dei capelli ribelli, io, mica quelli fini e lisci che come li pettini stanno.:-)
Quanto a cerette e robe così, non sono una delle fortunate che possono farne a meno ma invece di ricorrere all'estetista, faccio da me, come per l'autoproduzione. In questo caso, armata di strisce depilatorie e tanta sopportazione al dolore. :-)
Eppure, nonostante questo minimalismo nel look, io mi sento femminile e avere cura di me stessa, mi piace molto. Ad esempio io adoro la matita nera e non esco mai senza. Tuttavia anche per il trucco vale lo stesso discorso: difficilmente eccedo e vado oltre ad un pò di matita e mascara.
Si può dire che cambiare look molto e spesso non è cosa per me. A molti questa cosa suona strana. Mi guardano con sospetto.
Ho avuto modo di parlare con alcune donne intorno ai 50 anni, tra cui mia mamma, che vedono come prerogativa imprescindibile dell'essere femminile il cambiare spesso look, abiti, accessori e via così.
Quindi mi chiedo: davvero la femminilità di ogni donna si può misuare in termini di quanti vestiti si possiedono?
Davvero abbiamo tanti più bisogni di un uomo? O ci hanno voluto convincere nel tempo che per essere femminili servono tutte queste cose?
I ragazzini per esempio. Solo dieci anni fa non sentivano il bisogno di farsi le sopracciglia o farsi la lampada. Eppure adesso sì. Li hanno convinti che per essere "fighi" anche queste cose aiutano. Non vorrei che tra qualche anno non potessero farne più a meno.
Io mi sento femminile anche con poche cose, purchè siano ben abbinate e ben portate. Non sono una che si butta addosso la prima cosa che ha nell'armadio, ci tengo ad essere presentabile. :-)
Però ho poche cose nell'armadio e mi sento benissimo così: questa sono io.
Il tutto, secondo me, sta nel capire che tipo di persone siamo e vedere cosa ci rende felici e cosa ci fa stare bene. Se avere un vestito in più nell'armadio ci fa stare bene e ci fa sentire a posto con noi stesse allora forse è giusto che lo compriamo. Ma se quel vestito alla fine rimane a marcire per anni senza metterlo neanche mezza volta allora forse è giusto non comprarlo.
Per essere femminili più di ogni altra cosa è necessario stare bene con se stesse, tutto il resto per me è un'altra storia, che ha a che fare con l'indurci a consumare a più non posso.
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lunedì 17 maggio 2010
"Capitalism - A love story" di Michael Moore

Qualche sera fa ne abbiamo approfittato per guardare questo documentario di Michael Moore "Capitalism: a love story". In questo periodo di crisi ne consiglio a tutti la visione, molti di voi magari avranno già anche avuto modo di vederlo perchè uscito lo scorso anno.
Michael Moore per chi non lo conoscesse, è un regista americano che si è occupato più volte con i suoi documentari di mettere in luce i gravi problemi della società americana. Per esempio, in Bowling for Columbine parlò di violenza giovanile, in Fahreneit 9/11 parlò dell'11 settembre e dei legami tra la famiglia Bush e gli ambienti sauditi, e in Sicko metteva in luce i limiti della sanità americana.
In questo documentario, Michael Moore, invece fa vedere un America provata dalla crisi finanziaria mondiale, indebitata fino al collo e messa in ginocchio dalla sua classe politica, schiava delle banche e degli istituti finaziari.
Si vedono persone perdere la loro casa e il loro lavoro. Nel settembre del 2008 il Governo statunitense aveva eleargito un bel pò di soldini a diverse banche per salvarle dal fallimento (ma quando un governo da dei soldi alle banche si può davvero ancor parlare di capitalismo e libero mercato?!!?). Moore si chiede dove siano finiti quei soldi. Di sicuro non sono stati usati per dare un amano alla gente comune, ma sono finiti, forse, nelle grandi tasche di qualcuno.
A molti lo stile di Michael Moore non piace. Io penso solo che in certi momenti ci sia bisogno di guardare in faccia la realtà, anche se quello che vediamo fa paura.
In questi giorni con la crisi in Grecia e le varie manovre salvaeuro, è normale domandarsi dove ci porterà questo sistema. Fino a quando a farla da padrone saranno le logiche del profitto non si andrò troppo lontano.
venerdì 7 maggio 2010
Sulla difficoltà del trovare un lavoro...

Leggendo questo post sul blog Nati per delinquere mi è venuta l'ispirazione per questo post. Mi ha fatto sorridere l'idea che ci possa essere sempre qualcuno che, in Italia, riesca a fare un certo tipo di lavoro pur non avendo determinate caratteristiche...
Si parla spesso della scelta di ridurre il tempo dedicato al lavoro. E questo è un discorso che mi trova pienamente d'accordo.
Ma vorrei per una volta lasciare da parte questa questione e parlare delle difficoltà oggettive che si incontrano in questo paese per trovare anche solo uno straccio di lavoro.
Partiamo da me. Ho una laurea triennnale in Sociologia e Ricerca Sociale. Ho sempre "lavoricchiato" mentre studiavo; ho svolto il Servizio Civile Nazionale Volontario, ho maturato un' esperienza significativa in una comunità per disabili adulti. Conosco benissimo l'inglese, per quello che in questo paese può servire.
Dopo la laurea ho svolto uno stage in una agenzia interinale, dove sembrava ci fosse spazio per me, nell'ambito della selezione del personale. Arriva la crisi e i primi a saltare sono i dipendenti a tempo determinato, figuriamoci gli stagisti, ultima ruota del carro.
Finisce lo stage e con quello la speranza di essere assunti.
Non mi perdo d'animo.
Insomma un pò di esperienza ce l'ho. Non mi abbatto. Mando via tanti e tanti curriculum vitae sia via web sia di persona per diverse e svariate mansioni, faccio il giro dei vari centri per l'impiego e delle agenzie. Ma dopo mesi la risposta è sempre la stessa: "Cerchiamo qualcuno che abbia più esperienza, sia più giovane, più vecchio...Bla Bla bla. Grazie per la candidatura, le faremo sapere."
Non essendoci per me lavoro all'orizzonte decido di iscrivermi ad un corso finanziato dalla Regione Piemonte per lavorare con i bimbi del nido. Lavorare con i bimbi è una cosa che mi ha sempre attirato moltissimo. Mi dico, se una laurea non basta, tanto vale non stare con le mani in mano e iscriversi ad un corso di formazione professionale. Peccato che questo è un corso per diplomati. Mi dicono che i laureati accettati saranno pochi. Non mi perdo d'animo. Mi iscrivo in più istituti della provincia di Torino. Ma non arrivo neanche al test di ammissione, perchè il corso in quasi tutte le scuole dove mi ero preiscritta non parte. La Regione Piemonte taglia i fondi destinati alla formazione. Niente da fare. Il prossimo anno sarà attivato un corso triennale all'università.
A quel punto un pò ci resto male. Niente lavoro, niente corsi di formazione.
A gennaio non so ancora bene come, se per fortuna o grazia divina, il Centro per l'Impiego mi mette in contatto con una Cooperativa sociale della zona e riesco a trovare un lavoro splendido, anche se di poche ore alla settimana. Ma è già qualcosa. Si tratta di sostituire alcune educatrici del pre e doposcuola. Non so fino a quando durerà. Ho un contratto di collaborazione, per ora il contratto a tempo determinato sembra lontano.
A volte mi arrabbio quando vedo persone altamente incompetenti in certi posti di lavoro e questa cosa mi fa molto male. Ma ci ho fatto il callo.
A volte do la colpa a me stessa e mi dico che se avessi scelto anche solo un altro corso di studi, mi sarebbe andata meglio. Ma poi mi confronto con amici e conoscenti che più o meno hanno la mia età e che hanno seguito percorsi di studio diversi. E guarda un pò sono a casa anche loro.
Gli unici che lavorano? Quelli che dopo le scuole medie han cominciato a lavorare perchè di studiare non volevano saperne. E oggi lavorano come idraulici, elettricisti e così via.
Anche solo chi ha smesso dopo le superiori un lavoro come segretaria o commessa lo ha trovato.
Dovrei forse cominciare a pensare che se non avessi continuato a studiare sarebbe stato meglio e avrei avuto più fortuna, garanzie e stabilità in ambito lavorativo?!:-)
Non so se questo sia un paradosso tutto italiano ma so che la disoccupazione giovanile in italia è arrivata quasi al 28%.
Mi chiedo ma anche per voi è così dura?
Mi piacerebbe sapere di voi, cosa ne pensate, se vedete anche voi la situazione come la vedo io. :-)
lunedì 15 marzo 2010
La Giornata Mondiale della Lentezza

Stamattina ho appreso con il telegiornale di Rainews 24 che oggi sarà la Giornata Mondiale della Lentezza. Inutile dire che questa notizia mi ha aiutato a svegliarmi di ottimo umore ed ho voluto un pò approfondire sul web la questione.
Ho scoperto che questa iniziativa nasce da questa onlus e il tema di quest'anno riguarda il Rallentare per uno sviluppo economico in armonia con l'uomo e con l'ambiente.
Mi sembra un 'ottima iniziativa: ogni tanto fermarsi un attimo non può che renderci più lucidi e aiutarci a vivere un pò meglio.
Gli imperativi della giornata sono andare piano, non farsi prendere dalla fretta, dedicare del tempo a se stessi e naturalmente anche agli altri.
Ma vi lascio ai "comandamenti" della giornata suggeriti dall'ideatore dell'iniziativa, che condivido in pieno.
I 14 comandamenti della lentezza
Io mi ci ritrovo moltissimo in tutte queste cose: odio dover fare le cose di corsa o di fretta, non avere tempo per le persone a cui voglio bene, dover correre in macchina perchè sono in ritardo (piuttosto parto con largo anticipo!)... mi piace, piuttosto, fermarmi a chiacchierare se incontro qualcuno che conosco, mangiare con calma, fare le cose per bene e con precisione, dedicare del tempo alla lettura, all'orto o all'autoproduzione, prendere una cosa per volta e in sostanza dedicare ad ogni cosa il "giusto tempo"...:-)
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martedì 22 dicembre 2009
Neve!

Ieri è cominciato "ufficialmente" l'Inverno. L'inverno vero e proprio... quello che ti fa venire voglia di rinchiuderti in casa e di non uscire per nulla al mondo.
Oltre al freddo polare è arrivata anche la neve, e ne è prevista altra nelle prossime ore e nei prossimi giorni.
Quando ero piccola l'arrivo della neve era una festa: significava pupazzi di neve, palle di neve con gli amici, discese con il bob (vecchio, scassato e anche un pò pericoloso!) con i cuginetti e perchè no, stare a casa da scuola. Quando seduta sul banco di scuola vedevo nevicare, speravo ne venisse sempre di più e sempre di più...
E la neve mi piace ancora oggi.
Mi piace l'idea che con tanta neve tutto si fermi ; mi fa pensare ad un mondo che ancora riesce a fermarsi davanti a qualcosa...e la neve è forse l'unica cosa che riesce a fermare tutti quanti e tutto quanto.
L'unico a non fermarsi è Kyri, il nostro gattino, che per la prima volta ha visto la neve e curiosissimo non fa che saltellare di qua e di là, inzuppandosi tutto...:-)

In queste giornate non resta altro che rimanere in casa a godersi il tepore della stufa, immersa nella lettura di questo libro, regalo di Natale in anticipo di una carissima amica che oltre al libro ha ben pensato di regalarmi dei graditissimi (e utilissimi!:-) vasetti per coltivare in casa...e visto il clima fuori direi che ha fatto bene!

Mentre cerco di capire cosa coltiverò nei prossimi mesi auguro a tutti quanti di trascorrere delle buonissime feste!:-)
martedì 15 dicembre 2009
Regali utili

In questi giorni, dato l'imminente arrivo delle feste natalizie mi sto ritrovando indaffarata nell'acquisto degli ultimi regali.
La cosa ideale sarebbe evitare di alimentare il mercato dei consumi in questo periodo, che è già bello di suo e rappresenta qualcosa di importante ma è inutile negarlo molte persone intorno si attendono qualcosa in dono.
E a dirla tutta è davvero bello donare qualcosa a qualcuno...!:-)
Ho deciso ,però, che quest'anno i miei doni saranno all'insegna dell'utilità!:-)
Per principio. Basta con le cose inutili.
Ma ho scoperto quanto possa essere difficile fare un regalo utile. Perchè per fare un regalo utile c'è bisogno di molto tempo, di ascolto, di conoscere bene una persona. Ci vuole impegno in altre parole. Ma ho scoperto che tutto ciò può essere anche molto divertente!
Da un pò di tempo sto cercando di notare se alle persone intorno a me serve davvero qualcosa o meno. E molto spesso viene fuori, osservando, ascoltando o semplicemente chiacchierando del più e del meno, che qualcosa manca per davvero. E allora vieni a scoprire che c'è un ferro da stiro che fa le bizze. Che l'Internazionale in edicola finisce subito e spesso non lo trovi. Che c'è quel libro che ci si dimentica sempre di chiedere in biblioteca o quella tisana che berresti troppo volentieri ora che fa freddo... :-)
Spunti che fanno capolino tra i discorsi di tutti i giorni mi hanno indirizzato verso i regali che potrebbero essere più o meno utili...ora non mi resta che darmi da fare con gli ultimi doni.:-)
lunedì 16 novembre 2009
Differenziare i nostri rifiuti...comodamente!

Quest'estate io e Daniele abbiamo trascorso una settimana di vacanza nel Voralberg, in Austria.
La signora che ci affittava l'appartamento, nel momento in cui ci ha consegnato le chiavi, si è premurata di dirci che non avremmo trovato un bidone unico per i rifiuti, bensì molti bidoncini in garage, dove smaltire i nostri rifiuti durante la nostra permanenza.
Questa cosa mi ha fatto sorridere...e mi ha fatto capire che spesso noi italiani, all'estero, in termini di raccolta differenziata e gestione dei rifiuti siamo visti come dei principianti. E forse non completamente a torto!:-)
Personalmente la questione rifiuti mi sta molto a cuore.
L'ideale sarebbe produrre pochi rifiuti, buttare il meno possibile, e nel caso riutillizzare le cose che acquistiamo.
Purtoppo,quando ci rechiamo a fare la spesa non veniamo aiutati e per ogni cosa che acquistiamo, alimentare e non, ci ritroviamo con un imballaggio, un sacchetto o una borsa di plastica da smaltire.
Io generalmente cerco di andare a fare la spesa con delle borse che mi porto da casa, di comprare alimenti privi di imballaggio e cerco di riutilizzare tutto: una vaschetta di plastica può essere utile per metterci dentro qualcosina, così come i contenitori di vetro possono essere tenuti da parte per conserve o marmellate.
Però purtoppo riutillizzare tutto è molto molto difficile.
E quindi se di cose da smaltire si tratta allora, almeno, cerco di smaltirle per bene e di praticare la raccolta differenziata dei rifiuti.
Qui nel mio paese da un anno a questa parte il comune ha deciso di creare per ogni borgata una zona rifuti con un bidone per il vetro, uno per la plastica, uno per l'organico, uno per la carta e uno per il rifiuto indifferenziato. Vi è una normativa che riguarda tutti i comuni italiani, la quale, prevede l'obbligo di raggiungere il 65% di rifiuti riciclati entro il 2012.
Prima invece, la regola era avere un cassonetto grigio per tutti i rifiuti nelle borgate e in qualche area in paese, dei cassonetti per differenziare. Molti per pigrizia o mancanza di tempo non erano propensi a praticare la raccolta differenziata perchè voleva dire prendere l'auto e andare appositamente a gettare plastica o carta. E la raccolta differenziata veniva praticata da pochi.
Da quando il comune ha cominciato a diffondere i bidoni per la raccolta differenziata vedo gente che si prodiga molto più di prima a smaltire i rifiuti. Anche chi non era abituato a differenziare.
E' stato sufficiente mettere dei bidoni vicino a casa per tirare fuori la coscienza ecologica di molti. :-)
Segno che basta davvero poco, a volte.
E in casa come sono organizzata?
Mi son procurata 5 cestini diversi che tengo in un angolo della cucina in cui getto i miei rifiuti.
Generalmente svuoto i miei cestini una volta a settimana...e finalmente posso andarci a piedi!:-)
martedì 10 novembre 2009
"Basta" di John Naish
Come avrete visto dal badge di Anobii a lato, negli ultimi tempi avevo in lettura "Basta" di John Naish.
Questo libro mi è piaciuto molto.
Soprattutto perchè l'autore oltre a elencare i limiti del sistema consumistico propone come soluzione una sua teoria: ossia riuscire a fermarsi al "quanto basta".
Naish afferma:
"Abbiamo creato una cultura dove domina un messaggio del tipo: non abbiamo ancora tutto quello che ci occorre per essere soddisfatti. Ci sentiamo ripetere che la soluzione è avere, vedere, esistere e darsi da fare ancora di più. Sempre di più. Ma questo produce un frutto avvelenato: i livelli di stress, depressione, logoramento stanno tutti salendo all'impazzata, anche se viviamo in mezzo a un'abbondanza mai vista prima. E il nostro pianeta non sembra passarsela molto meglio.
Dobbiamo subito smettere di sollecitare i formdabili istini che da sempre ci rendono così insoddisfatti.[...]
La pratica del q.b.è la strada obbligata per arrivare all'appagamento. Si tratta di un' ecologia individuale: ognuno di noi deve trovare il proprio equilibrio sostenibile. Il q.b. è il punto critico, oltre il quale avere tutto e di più peggiora la vita invece di migliorarla."
Mi piace molto vedere le cose in questi termini, e mi ritrovo completamente d'accordo con Naish. Oltre un tot, una certa soglia, la maggior parte delle cose che abbiamo, vogliamo, desideriamo o semplicemente compriamo non fa che complicarci la vita, invece che semplificarla.
La cosa più semplice sarebbe ammettere e riconoscere di possedere già molto e fermarsi e non alimentare la continua frenesia di consumo.
E tutto ciò riguarda moltissimi aspetti dell'esistenza. Anche la dimensione lavorativa.
Si lavorano magari molte ore al giorno per avere uno stipendio alto, il quale però non ci permette più di avere del tempo per la nostra vita e le persone intorno e paghiamo per tutti i servizi, e per tutte quelle cose che non riusciamo a fare da noi.
Naish stesso affronta il discorso del lavoro e racconta come in prima persona abbia rinunciato ad "salto di carriera" ben sapendo i risvolti che poteva implicare.
Ma lavoro a parte, le cose a cui è necessario dire basta secondo Naish sono anche molte altre: cibo, informazioni, opzioni e roba.
Ogni capitolo è incentrato sul dire basta a ognuna delle cose sopra...o almeno a scoprire il punto critico, il quanto basta, oltre al quale tutte le cose invece che portare vantaggi conducono ad una serie di svantaggi.
E'un libro che aiuta a riflettere non poco:-)
venerdì 23 ottobre 2009
Lost in the supermarket ?

Fare la spesa è un momento che mi piace moltissimo, ma molto spesso non tanto per il fatto di comprare ma per la gioia di non comprare.
Mi spiego meglio.
Quando entro in un supermercato generalmente entro con una lista ben precisa, che ho preparato a casa con accuratezza.
La lista della la spesa è diventata fondamentale per me. Spesso se in settimana mi accorgo che manca qualcosa in casa, non corro a comprarlo, ma lo annoto su un pezzetto di carta.
Quando poi quel pezzetto di carta comincia a riempirsi, faccio un ulteriore check up in dispensa e annoto accuratamente quello che manca o penso che mancherà in settimana...ed ecco lì le mie linee guida per la spesa che verrà.
Ho capito che così facendo, una volta entrata al supermercato, non mi lascio prendere da altre cose e compro esclusivamente quello che mi serve, ignorando tutti quei bei prodotti che sorridono dagli scaffali.
La spesa generalmente la faccio una volta a settimana, altre volte anche ogni due...Dipende da quanto mangiamo...se viene qualcuno a trovarci e così via.:-)
Ho capito che quel pezzetto di carta non serve esclusivamente a non dimenticare questo o quel prodotto, ma anche a dare una direzione al mio acquistare, ad essere meno ricattabile: ci potrà essere in offerta il tal tipo di cereali appetitosi o il tal tipo di tonno ma se alla fine io so cosa mi serve non vengo attratta da altro. E decido io cosa mettere o no nel carrello.
Un'altra cosa che ho imparato a fare per non farmi raggirare è ricordarmi bene i prezzi di ciò che compro, anche da un supermercato all'altro. Spesso capita che lo stesso identico prodotto costi anche un euro in più in un supermercato rispetto ad un altro e a dire il vero questo mi infstidisce. Cerco sempre di acquistare le cose al loro giusto prezzo. Se una cosa è troppo cara non la compro. Ne posso anche fare a meno, mi dico spesso. Non mi piace fare eccessiva economia sui prodotti che compro perchè ci tengo che siano qualitativamente buoni, ma neanche farmi prendere in giro.:-)
Che cosa compro al supermercato?
Cerco quanto possibile di comprare solo materie prime che utilizzo per cucinare (pasta, riso, latte, caffè per esempio) e verdure (il nostro orticello da solo non basta! :-) ).
Alcune cose le acquistiamo altrove: il thè lo compriamo sfuso in una bottega qua vicino, le farine e i cereali le compriamo on line da un mulino della provincia di Cuneo.
Merendine non ne compro da anni. Biscotti neanche. Abbiamo eliminato tutto quello che non sentivamo necessario per il nostro stare bene.
Così facendo ho la sensazione di avere un po' di controllo sulla mia vita, sulle nostre finanze e sulla nostra alimentazione.
I Clash già trent'anni fa (era il 1979) ci avevano visto giusto con la loro canzone "Lost in the supermarket":
"I'm all lost in the supermaket, I can no longer shop happily I came in here for that special offer guaranteed personality..."
Ecco...io proprio non voglio perdermi dentro ad un supemercato :-)
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venerdì 9 ottobre 2009
Ecologica
Ho preso in bibilioteca questo libro e ora dopo averlo finito mi sto accingendo a restituirlo a malincuore. Il libro è: “Ecologica” di Andrè Gorz. Me lo ha consigliato proprio il bibliotecario.
Dico a malincuore perchè è uno di quei libri che mi piacerebbe tenere nella mia libreria, ogni tanto prenderlo, sfogliarne qualche parte e fermarmi a riflettere. E' quando leggo cose come queste che più mi convinco che il mondo in cui viviamo si fonda su basi assurde. E di questi tempi, con la crisi che si fa sentire, lo trovo ancora più evidente.
Ecologica è una raccolta di articoli di Gorz, filosofo e giornalista francese, che tra i primi (era il 1954) ha criticato la società del consumo e si è posto, come si definì lui stesso, come “un ecologista ante litteram”.
Gorz critica fortemente il capitalismo e la sua necessità di creare bisogni, la scomparsa o quasi del valore d'uso degli oggetti, il quale viene sostituito da un valore “immaginario” creato dal marketing.
Critica il sistema di lavoro attale, e parla di Decrescita e di come il Pil non possa affatto essere lo strumento tramite cui misurare il benessere di una nazione.
E' scritto bene, chiaro e semplice.
Vi riporto questa passo che a me è piaciuto molto dove Gorz parla dell'automobile:
“Il vizio profondo delle automobili è che sono come i castelli o le ville sulla costa: beni di lusso inventati per il piacere esclusivo di una minoranza di persone molto ricche, e che niente, nella loro concezione e nella loro natura, destinava al popolo.
A differenza dell'aspirapolvere, del telegrafo senza fili e della bicicletta, che conservano il valore d'uso quando tutti ne dispongono, l'automobile, come una villa sulla costa, non offre interesse e vantaggi se non nella misura in cui la massa non ne dispone. Per la sua concezione, come per la sua destinazione originaria, l'automobile è un bene di lusso. E il lusso per essenza non si democratizza: se tutti accedono al lusso più nessuno ne trae vantaggi; al contrario tutti fregano, defraudano, spossessano gli altri e sono defraudati, fregati e spossessati dagli altri.
La cosa è comunemente ammessa, se si tratta di ville sulla costa. Nessun demagogo ha ancora osato pretendere che il diritto alle vacanze significa applicare il principio “una villa con spiaggia privata per ogni famiglia”. [...]
Un'automobile, così come una villa sulla spiaggia non occupa forse uno spazio raro? Non priva della sede stradale gli altri utenti (pedoni, ciclisti, utenti di tram e autobus)?
Non perde qualsiasi valore d' uso quando tutti la utilizzano? "
Mi vien da dire che Gorz abbia proprio ragione quando parla in questo modo dell'automobile. Soprattutto a Torino, che è la città della macchina per eccellenza e dove appare evidente che le macchine che ci circolano siano tante, forse anche troppe.
Solo due anni fa andavo all'Università a Torino e la raggiungevo in treno e poi in tram.
Dal finestrino del tram vedevo un sacco di automobilisti agitati, sclerare per via del tram e delle sue fermate...e quando scendevo vedevo automobilisti sclerati e irritati per far attraversare la strada a pedoni o ciclisti...come se il diritto di circolare ce l'avessere solo le automobili!:-)
lunedì 5 ottobre 2009
"Vivere la Decrescita" - Una recensione

Oggi ci tenevo a parlare un pò di questo libro che ho finito di leggere lo scorso week end: "Vivere la Decrescita- Una felice esperienza di autoproduzione" di Filippo Schillaci edito da MDF, il movimento per la Decrescita felice.
L'autore è un tecnico informatico che nell'1996 decide di andare a vivere in campagna e iniziare una vita basata sull'autoproduzione. Decide di non abbandonare completamente il suo impiego presso l'Università, ma di comiciare a lavorare part time.
Il tempo libero lasciatogli dal suo impiego part time gli permette di avere molto altro tempo da spendere a contatto con la natura e per le sue attività di "autoproduzione".
Inizia a coltivare un orto, a tenere un frutteto, a riutilizzare dell'acqua piovana per moltissime sue esigenze e a fare da sè molti dei lavoretti in casa per cui spesso si tende a chiamare qualcuno di esterno.
Nel libro si ritrova tutto questo, accompagnato da numerose riflessioni dell'autore sulla questione energetica, sull'importanza di non consumare carne e sul vero male della società moderna e postmoderna: l'antropocentrismo.
Alcune cose le ho trovate illuminanti (la questione antropocentrica...trattata davvero bene) altre invece un pò fastidiose (come se nel libro aleggiasse, ogni tanto, un senso di superiorità di chi decide di vivere in modo retto, sano e giusto...:-))
Vi invito comunque a leggerlo perchè offre spunti molto interessanti su cui riflettere e a farmi sapere cosa ne pensate!:-)
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giovedì 1 ottobre 2009
La gioia di svuotare una armadio

Ieri stufa di dover sempre lottare con i cassetti pieni per fare stare la roba pulita e stirata ho pensato di svuotare un pò i due armadi che abbiamo in casa.
Già Daniele mesi fa aveva fatto una cosa di questo tipo, ma io ancora non ci ero riuscita.
Io son sempre stata una persona molto legata alle mie cose e mi è sempre riuscito difficile disfarmi di qualcosa.:-)
Ultimamente invece provo quasi piacere nel togliere roba dall'armadio piuttosto che mettercela.
E già devo dire, io non sono una che compra moltissime cose da vestire: sono abbastanza minimale, jeans, maglietta e via così.
Però mi rendo conto che a volte si compra senza pensare, si comprano cose frettolosamente e poi queste cose rimangono lì sul fondo di un' armadio o di un cassetto, dimenticate.
E' incredibile quante cose inutili mi ritrovo pur comprando poco...cose che ho comprato e messo poche volte, abiti e indumenti regalati da altri e molte cose che anche se mi piacciono da morire proprio non mi vanno più.
Ieri, stufa di vedere tutta questa roba inutilizzata, ho preso due scatolini e ci ho messo dentro un bel pò di cose che non metto e uso più.
E' stato liberatorio... Più eliminavo e più stavo meglio: alla fine era bello vedere spazi vuoti e non roba troppo ammassata dentro all' armadio!
E cosa farne degli indumenti dentro gli scatoloni?
Buttarli sarebbe anti-ecologico anche perchè moltissime cose sono ancora in buono stato.
Alla fine ho deciso che gli indumenti dentro gli scatoloni andranno in parte a finire in un mercatino dell'usato qua vicino e in parte li darò ad una zia che collabora con un'associazione religiosa e li farà avere a delle persone meno fortunate di me.
Sono contenta di non averli dovuti buttare via...l'idea che le mie cose e i miei abiti possano venir riciclati mi fa stare bene, fuori dalla logica consumistica del compro, consumo e butto via.:-)
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semplicità volontaria
giovedì 10 settembre 2009
Semplicità Volontaria..questa sconosciuta

Curiosando qua e la sul web mi è capitata sotto mano la definizione di Semplicità Volontaria data da Ekopedia.
Sono rimasta un bel po' a leggere e riflettere sul senso di quelle parole e davvero non posso fare a meno di pensare che in questo particolare momento della mia vita mi ritrovo in tutto e per tutto in quello che vorrebbe essere la Semplicità volontaria.
Sono cose queste a cui ho sempre pensato, solo che prima non riuscivo a dargli un nome.
Cosa significa Semplicità volontaria?
La definizione che ne da Ekopedia è questa:
"La semplicità volontaria consiste nell'adottare un modo di vita meno dipendente dal denaro e che mira a soddisfare i veri bisogni, cioè a tracciare una linea tra i bisogni e i desideri. Si parla, a volte, anche di frugalità.
L'idea è di cercare la semplificazione per migliorare la qualità della vita. Questa filosofia di vita è nata dalla constatazione che il consumo non porta la felicità. Nella società del consumo, si consacra il proprio tempo a guadagnare sempre più denaro per soddisfare i bisogni materiali. Il principio della semplicità volontaria è di consumare meno, quindi di avere meno bisogno di denaro e meno bisogno di lavorare. Vivendo al di sotto delle proprie possibilità, si guadagna del tempo per quello che è importante per se stessi.
La semplicità volontaria non è la povertà né il sacrificio. È una scelta di vita deliberata. Ma può rappresentare un aiuto per le persone in difficoltà finanziarie."
I principi della Semplicità volontaria:
-Privilegiare l'Essere piuttosto che l'Avere
-Praticare la desopprimizzazione: archiviare ad esempio solo i libri a cui si tiene veramente così si avrà meno bisogno di spazio e mobili.
--Ricorrere ai trasporti pubblici, alle piscine o alle biblioteche pubbliche così si evitano degli sprechi
-Praticare l'autosufficienza, cioè fare da soli invece di comprare, per esempio nel giardinaggio, cucinare, cucire, e anche nel costruire o nel riparare la casa.
Io in tutto ciò mi ritrovo moltissimo.
E' la cosa che mi viene più facile. Ridurre. Avere un po' di meno. Provare a produrre qualcosa da me..perchè mi da gioia e perchè mi fa sentire un po' meno debole di fronte al mercato.
Piano piano io e Daniele, ci stiamo provando a ridurre i nostri bisogni e le nostre esigenze, laddove riusciamo.
A poco a poco si scopre che si sta davvero meglio senza tante cose inutili, si hanno meno ansie e meno scleri.
Si ha più tempo, per noi stessi e per gli altri.
Meno esigenze equivalgono anche a meno soldini che escono dalle nostre tasche...Anche perchè molti acquisti fatti in fretta e furia possono pesare sul bilancio familiare.
Cerchiamo di vivere con le nostre possibilità, cercando di non farci dei debiti inutili.
Cerchiamo di riflettere sui nostri acquisti e di comprendere quando una cosa e necessaria e quando non lo è.
Cerchiamo di privilegiare la qualità nei prodotti che compriamo rispetto alla quantità.
Cerchiamo di arrangiarci e produrre da noi alcune cose.
Ora non so se il nostro modo di vivere si possa definire “semplicità volontaria”, ma mi sento molto vicina a questo modo di prendere e vivere la vita.:-)
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